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fcinter1908 ultimora Grosso: “Italia? Un po’ di paura è necessaria. Quando riguardo quel rigore…”

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Grosso: “Italia? Un po’ di paura è necessaria. Quando riguardo quel rigore…”

Daniele Vitiello
Daniele Vitiello Redattore/inviato 
Il pensiero di colui che decise il Mondiale del 2026 sull'attuale nazionale che si gioca la chance di partecipare alla prossima edizione

Fabio Grosso ancora ci ripensa. Il ricordo di quel rigore che gli ha cambiato la vita torna di tanto in tanto, soprattutto a ridosso degli impegni della nazionale. Per la quale tiferà dal divano, ma con la stessa passione di quando era in campo. L'allenatore del Sassuolo ha parlato di temi azzurri nell'intervista concessa a La Repubblica.

Ha mai pensato: e se quel rigore non fosse entrato?

«Quando lo riguardo, a volte ho paura che non entri. Ma è solo un istante, per fortuna. Sappiamo tutti com'è andata».

Talento e impegno. Nella sua carriera da calciatore, in quale proporzione hanno pesato?

«Solo talento, no. Ma impegno e basta sarebbe riduttivo. Sono partito da lontanissimo: quattro anni in Eccellenza, tre in serie C, in A sono arrivato a 23 anni. Mi sono goduto tutto. Sono ancora attivo nelle chat degli ex compagni ai tempi dei dilettanti, non solo in quella dei campioni del 2006».

Giovedì rischiamo di nuovo di restar fuori dal Mondiale.

«Serviranno energia e passione, consapevolezza della propria forza e capacità di mettersi in discussione. Le qualità per andare al Mondiale le abbiamo».

In campo un po' di paura serve?

«È necessaria, è uno stimolo, fa emergere le qualità. In campo bisogna vivere in quello spazio che separa il giusto timore dal panico, che invece è negativo».

Gattuso è l'uomo adatto?

«Sa che noi amici lo sosteniamo e facciamo il tifo per lui, ma lo lasciamo lavorare in pace. La chat in questi giorni è silenziosa».

Tanti campioni del mondo del 2006 oggi allenano.

«Succede alle squadre che hanno avuto grandi tecnici, capaci di trasferire un'eredità: idee, concetti, valori, uno stile. Ho avuto maestri anche nei dilettanti, a partire da Cetteo Di Mascio. Poi Lippi in due anni ci ha portato a toccare vette che credevamo impossibili. Ci ha convinti di potercela fare».