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fcinter1908 ultimora Inter, Barella fabbrica da gol: 66 che vale 100. Senza sprechi avrebbe già doppiato Recoba

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Inter, Barella fabbrica da gol: 66 che vale 100. Senza sprechi avrebbe già doppiato Recoba

Inter, Barella fabbrica da gol: 66 che vale 100. Senza sprechi avrebbe già doppiato Recoba - immagine 1
Nicolò Barella è il miglior assist man degli ultimi 40 anni di storia nerazzurra, la gemma più recente è stata quella rivelata al Tardini
Pasquale Guarro

Nicolò Barella è il miglior assist man degli ultimi 40 anni di storia nerazzurra, la gemma più recente (per adesso) è stata quella rivelata al Tardini, il lancio in verticale per Thuram che ha sprigionato lo scatto del compagno quando ancora nella propria metà campo, consentendogli di ritrovarsi da solo di fronte al portiere e realizzare il definitivo 0-2 che ha chiuso i conti.

Barella raggiunge Recoba

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Con quello di mercoledì sera, gli assist di Nicolò Barella salgono a quota 66 (dati Transfermarkt), statistica che lo mette accanto a quello che Bobo Vieri, re dei bomber, riconosce come il compagno che gli ha fornito la maggior quantità di palle gol in carriera, ovvero Alvaro Recoba.

Alvaro Recoba, Inter

Tra Barella e Recoba in comune non c’è niente, l’uruguaiano calciava con il mancino, l’italiano è un destro. Uno era l’assoluto protagonista di pazzesche giocate estemporanee cavate fuori da partite fantasma. L’altro, invece, è l’interruttore dell’Inter, quello che forse rischia e sbaglia qualche volta in più, ma che non esce mai dalla partita e che alla fine ci mette sempre lo zampino. Barella può sbagliare la giocata, difficilmente gli si può rimproverare l’atteggiamento.

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Un assist-man con il nerazzurro nel cuore

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Un po’ per indole, un po’ per cultura sarda, un po’ perché il nero e l’azzurro, seppur senza sbandierarlo mai più di tanto, sono i colori che gli facevano battere il cuore da bambino e che adesso lo spingono a tarantolarsi in campo. Sessantasei assist, che già meroledì potevano essere 67 se il gol di Bonny non fosse stato annullato per un precedente fallo di Thuram.

Un assist preceduto da un recupero alto nella metà campo avversaria, un po’ di taglio e un po’ di cucito. Questo è Nicolò Barella e questo è il suo calcio: dinamico, sempre in movimento, ma con la testa lucida per riconoscere la giocata. Sessantasei assist che potevano essere sessantasette, dunque. Tanta bellezza, ma non gli rende sufficiente merito: sessantasei assist che avrebbero potuto essere 100 o 120, se l’Inter non fosse la squadra di A che spreca più occasioni in ogni singolo match giocato.

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E non è un esaltarne uno denigrandone altri dieci, perché sicuramente anche Barella trae beneficio dalla vicinanza di qualche compagno, ma se congeliamo il discorso esclusivamente agli assist del centrocampista, si può dire, senza che nessuno si offenda, che dovrebbe contarne molti di più.

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Nicolò Barella è diverso da Recoba anche perché non ha il suo Moratti, non ha un personale mecenate che sappia riconoscerne l’arte, l’istinto, il talento e la passione. Ma intanto è li dal 2019, con la sua verve discutibile ma necessaria. Ed è lì nonostante tutto, anche se a volte, per convenienza personale, potrebbe avere un senso sventolare in favor di vento e correre verso luoghi cui molti ambiscono e pochi possono realmente concedersi. Barella non ha scelto di giocare e correre nell’Inter, ma ha voluto giocare e correre per l’Inter.

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Così come Barella non si limita a giocare con i suoi compagni ma anche e soprattutto per i suoi compagni, altrimenti avrebbe qualche gol in più e qualche assist in meno. Ma in un campo di calcio porti quello che sei, la tua essenza, la sintesi dell’indole che non si doma ma si rivela. Un sunto che ha portato Barella a essere il calciatore dell’Inter con più assist di tutti, un dato statistico che nel suo caso può vestirsi bene da metafora, visto che spesso e volentieri è anche quello che più di altri si spende.