Il primo acuto dell’anno solare dell’Inter è sicuramente di buon auspicio per tanti motivi. Nella vittoria netta contro il Bologna i nerazzurri, specchiandosi, possono trovare ulteriori certezze in un cammino che li ha proiettati finora al primo posto del campionato. La squadra di Chivu si è riscoperta finalmente armata, consapevole, pronta a guardare negli occhi quello che per mesi è stato il grande nemico: il mal di scontri diretti. A San Siro, contro un Bologna organizzato e ambizioso, i nerazzurri non si sono limitati a vincere. Hanno convinto, dominato, indirizzato la partita con la sicurezza di chi sa di avere ora gli strumenti giusti per sopravvivere e colpire. Ma soprattutto, al netto della sbavatura finale, non hanno permesso che gli avversari rientrassero in partita. Il secondo segnale di fila dopo la gara con l'Atalanta è decisamente prezioso.

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Perché il nuovo scudo difensivo ha comunque funzionato. Gli equilibri trovati dal tecnico con la sorta di rivoluzione che sta portando avanti, difficilmente lo porteranno a cambiare nuovamente le gerarchie. Bisseck, Akanji e Bastoni, nel calcio del rumeno sono una risorsa a cui non vorrà rinunciare. A prescindere dagli sviluppi di mercato, l'avvicendamento su Acerbi e De Vrij sembra pressocché avvenuto.
L'altra risorsa in più dell'Inter, inoltre, è in mezzo al campo. Zielinski sta diventando l'arma segreta dei nerazzurri, rinvigorito dalla continuità che gli mancava dai tempi di Napoli. Il polacco, in piena sintonia con il nuovo allenatore, si sta prendendo la sua enorme rivincita. È la qualità messa al servizio del sistema, lama affilata in grado di trovare il colpo giusto al momento giusto. Il suo contributo soprattutto negli ultimi 180' è stato fondamentale. Sarà ancora più importante alla ricerca del terzo indizio che rappresenterebbe una conferma totale. Quando? Domenica prossima contro il suo passato al Meazza.
E poi c’è lo spirito. Quello che non si compra, non si allena, ma si trasmette. E fa la differenza in certe occasioni soprattutto. Lautaro Martinez ne è l’incarnazione totale. L’ennesima prestazione enorme del capitano va oltre i numeri: pressione costante, sacrificio, leadership emotiva. È lui a guidare l’assalto, a non permettere cali di tensione, a ricordare a tutti che questa Inter non vuole più accontentarsi di sopravvivere alle battaglie più dure. Vuole vincerle. Se la prestazione è da 8, e lo è, nonostante alcuni errori clamorosi sotto porta, un motivo ci sarà.
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