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fcinter1908 ultimora Inter, la sfortuna degli istigatori di professione e la lezione che lascia questa stagione

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Inter, la sfortuna degli istigatori di professione e la lezione che lascia questa stagione

Daniele Vitiello
Daniele Vitiello Redattore/inviato 
L'analisi di Fcinter1908.it dopo l'ultimo capitolo della stagione nerazzurra che ha portato al clamoroso doblete

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Non deve essere facile convivere con l'imbarazzo accumulato dai detrattori di Federico Dimarco nel corso di questa stagione. Se ne sono sentite tante. Dal confronto pretestuoso e paradossale con Bartesaghi, diventato - senza volerlo - metro di paragone per misurare provocatoriamente il livello dell'esterno nerazzurro, fino ai mugugni per il titolo di MVP del campionato. Gli istigatori di professione hanno attraversato momenti migliori, semplicemente perché gli sarà capitato di scegliere bersagli più facili da colpire. E magari anche momenti più convenienti. Lo stesso Dimarco magari un anno fa, caduto come diversi suoi compagni di squadra sotto le macerie di Monaco, non era ovviamente il poderoso calciatore che è oggi. Il dio del calcio si è però divertito a prendersi gioco di loro.

Fino all'ultimo, considerando che, appena 24 ore dopo le critiche social per l'assegnazione dello scettro di miglior giocatore del campionato, Dimarco ha deciso di timbrare ancora una volta il cartellino. E non con un sigillo banale. Ma a modo suo, telecomandando la palla da calcio di punizione fino all'angolo alla sinistra di Skorupski. La sua stagione si è chiusa con 24 reti propiziate (7 a sua firma, 17 addirittura confezionate con assist al bacio): erano almeno 20 anni che non si vedeva nulla di simile. Quello che oggi è, almeno, uno dei primi tre mancini d'Europa non potrà far altro che ridere di gusto davanti a certe manifestazioni d'incompetenza. Perché un conto è giudicare il momento di un giocatore, anche severamente se necessario, un altro cimentarsi su giudizi definitivi soltanto per partito preso.

E' il rischio che non deve correre l'ambiente nerazzurro a proposito di altri pupilli destinati a esplodere nel nuovo corso targato Chivu. Da Pio Esposito, che ieri ha raggiunto la doppia cifra con il secondo gol dell'Inter a Bologna, alla prima stagione da titolare, a Petar Sucic, tanto per fare due esempi. Il giovane attaccante nerazzurro ha attraversato anche un fisiologico periodo di flessione, per sua stessa ammissione, così come è capitato al croato. Fa tutto parte di un percorso di crescita che deve essere sempre ambizioso, ma al tempo stesso prudente, soprattutto considerando la loro età. Non fa eccezione neanche Bonny.

Sono ragazzi che hanno dato un contributo comunque importante alla cavalcata dell'Inter e che anno ampi margini di miglioramento. Ciò che il tifoso deve imparare a fare oggi, pur mantenendo l'asticella sempre molto alta, è un esercizio anche di pazienza e perseveranza. Il tempo dirà questi ragazzi quale livello raggiungeranno, ma hanno già dimostrato di poter essere utili alla causa. Chi li ha scelti e chi sta lavorando sul loro talento ha bisogno anche di concedergli perfino il tempo di sbagliare. Le soddisfazioni poi saranno direttamente proporzionali. Come quelle di Dimarco, che ha scalato l'Everest e ora guarda tutti dall'alto. L'Inter ha creato il giusto mix in cui ognuno può assumersi la sua parte di responsabilità.