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Terza sconfitta consecutiva in Champions League e qualificazione agli ottavi appesi a un filo. L'Inter cade con l'Arsenal nonostante una buona partita giocata dalla squadra di Chivu, ma la differenza con gli uomini di Arteta alla lunga si è vista. "Tre schiaffi dalla migliore squadra d’Europa. E l’Inter barcolla per la prima volta fuori dal G8. L’Arsenal passa a San Siro, largheggiando nel finale grazie ai suoi big che entrano dalla panchina (Gyokeres è costato 73 milioni…). E la squadra di Chivu deve fare i conti anche con i rimpianti, perché riesce a creare le occasioni per pareggiare, peccando ancora una volta di imprecisione", sottolinea il Corriere della Sera.
"Il tabù degli scontri diretti, mai vinti tra campionato e Europa, comincia a diventare una cosa seria. Ma che il confronto tra la capolista di Premier e quella di A non fosse alla pari, si sapeva. Non solo per il tonnellaggio dei club, con il monte ingaggi londinese (bonus compresi) che è quasi il doppio di quello interista, ma anche per le assenze di Dumfries e Calhanoglu. L’ossessione del controllo di Arteta, unita ai milioni della proprietà americana, ha creato una macchina quasi perfetta anche se un po’ allergica al vecchio contropiede, unica vera arma dell’Inter".
"Insomma sembra una sfida fra cervello e cuore, ma nella ripresa l’Inter dà segnali concreti solo quando entra Esposito al posto di Lautaro e si costruisce una girata di poco a lato. Prima, Trossard aveva sfiorato il gol con una girata e Bastoni aveva salvato alla disperata su Saka. Nel finale Thuram sbaglia malamente, Gyokeres invece chiude qualsiasi velleità interista, sfruttando la leggerezza di Sucic e Frattesi. La differenza c’è. E alla lunga si vede tutta".
(Corriere della Sera)
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