"Il paradosso è tutto qui. Si gonfia l’Inter per mesi e poi la si macella al primo inciampo. Si racconta che abbia la rosa migliore, salvo stupirsi quando perde gli scontri diretti, cioè proprio le partite in cui la qualità individuale conta più del sistema. In nessuna sessione di mercato Marotta è riuscito a sopperire alla mancanza atavica di un giocatore capace di saltare l’uomo, come di un filtro a centrocampo".
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"Anche per questo le due finali di Champions raggiunte in tre stagioni stanno a metà tra l’impresa tecnica e il miracolo agonistico. Sono il manifesto di una squadra capace di superarsi, non la certificazione di una superiorità strutturale. Il problema è che in Italia si fa spesso il contrario: si scambiano i risultati ottenuti contro pronostico per prova della forza della rosa, invece che della bravura di chi l’ha tenuta in piedi".
"Quelli che dicevano che l’Inter andava rivoluzionata questa estate ora sono gli stessi che la definiscono fortissima, ma poi la bastonano accusandola di essere bollita e presuntuosa. Sarebbe più onesto fare il contrario: riconoscere che questo gruppo, con tutti i suoi problemi di età, personalità e profondità, da anni lotta sempre per qualcosa. E che lo fa non grazie al mercato, ma malgrado il mercato. L’ecosistema mediatico oggi vende l’Inter come una superpotenza e poi la processa brutalmente. Senza però mai evidenziare gli errori commessi dalla società. Quella è intoccabile".
(Il Fatto Quotidiano)
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