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Intervenuto sulle colonne del Corriere dello Sport, Alberto Polverosi ha analizzato così la vittoria dell'Inter per 2-0 contro il Genoa:
"In Italia, solo l’Inter. Ma si può dire anche: Inter, solo Italia. Cambia il calcio fra la Serie A e la Champions, ma cambia tanto, e le ultime due partite della squadra di Chivu lo certificano in modo definitivo. Col Bodø, non era bastata una pressione durata un’ora per segnare, prima che l’errore di Akanji buttasse tutto all’aria. Col Genoa, è stata sufficiente mezz’ora di attacco pesante per andare in vantaggio e vincere la partita. E anche quando a inizio ripresa l’Inter ha avuto qualche difficoltà a controllare il gioco, non c’è mai stata la netta sensazione che la squadra di De Rossi potesse pareggiare. Graffiava con le unghie smorzate. Poi, dopo venti minuti di un accennato disagio, il rigore di Calhanoglu ha chiuso il conto.
L’Inter non ha incantato, ma convinto sì. Non si è mai staccata dalla partita e l’ha giocata dimenticando la batosta norvegese in Champions. Se fra le due squadre ci sono oggi 40 punti di differenza in classifica la ragione è apparsa anche ieri in tutta la sua evidenza. Non che il Genoa abbia rinunciato a lottare, ma ci voleva ben altro per stare alla pari dei nerazzurri. Al di là del risultato, c’è un dato che spiega bene questa distanza: l’Inter ha concluso 14 volte verso la porta del Genoa, ma addirittura 12 tiri sono partiti da dentro l’area dei rossoblu. Due gol, un palo e qualche bella parata di Bijlow, mentre Sommer di pericoli ne ha corso uno solo, un tentativo di autogol di Akanji, forse rimasto ancora inchiodato alla follia col Bodø.
E’ questo senso di autorevolezza che i nerazzurri trasmettono in campo a mettere a disagio gli avversari e del resto nell’orticello della Serie A non c’è una seria rivale dell’Inter. Ci sono solo inseguitori a cui i nerazzurri tolgono una speranza ogni giornata. Ieri hanno spedito il Milan a -13, il Napoli è a -14, la Roma a -17, la Juventus a -21. Allegri, Gasperini e Spalletti devono ancora giocare, ma a fine febbraio per pensare a una squadra campione d’Italia differente dall’Inter ci vuole tanta, ma tanta fantasia.
L’Inter di Chivu sta viaggiando più forte dell’ultima Inter di Inzaghi che nel campionato scorso, a questa stessa giornata, la numero 27, era in testa alla classifica ma con 58 punti, uno solo più del Napoli e nove in meno dell’Inter di oggi, aveva segnato 60 gol (la squadra di Chivu è già a 64) e ne aveva presi 25 (quattro in più di adesso). Fra le due annate e i due allenatori la differenza è nei confini: in Italia meglio Chivu, in Europa meglio Inzaghi. L’Inter ha segnato l’uno a zero con un altro capolavoro di Dimarco, il cui sinistro ricorda sempre più quello di Roberto Carlos e magari arriverà un giorno in cui riuscirà a segnare su punizione lo stesso gol che il brasiliano fece a Barthez nella partita fra Brasile e Francia a Bordeaux, una punizione ad “angolo acuto”. Dimarco è da tempo in stato di grazia, i tifosi della Nazionale non possono che augurargli e augurarsi di restare a questi livelli fino alla fine di marzo, fino agli spareggi per il Mondiale. Alla Pinetina potrebbero metterlo in una teca e consegnarlo a Gattuso alla vigilia dell’Irlanda del Nord. Ne abbiamo tanto bisogno.
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