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Vieri: “All’Inter sei anni pazzeschi ma il 5 maggio ci ha distrutto. E sui pedinamenti…”

Getty Images

Le parole di Vieri al Corriere della Sera

Matteo Pifferi

Lunga intervista concessa da Christian Vieri al Corriere della Sera. L'ex attaccante dell'Inter ha parlato anche della sua esperienza in nerazzurro:

«Sei anni pazzeschi, ho dato tutto e creduto nel progetto. A San Siro c’era un’atmosfera elettrica. Ogni volta che scendevamo in campo per il riscaldamento sentivo il calore e l’affetto della gente».

Ha giocato con Ronaldo.

«Il Fenomeno. Per me il miglior centravanti del mondo, anche fuori dal mondo. Insieme abbiamo passato tre anni fantastici. È stato il primo a fare il doppio passo e correva più forte lui con il pallone che il difensore senza».

Altri centravanti che le sono piaciuti?

«Prima di Ronie, Van Basten, tecnicamente formidabile. Poi Vialli e con lui Mancini, anche se Roby non è stato un nove».

«Lo andavo a vedere in curva Fiesole a Firenze».

Torniamo a Mancini, le piace la sua Italia.

«Era tanto tempo che non vedevo giocare così bene la Nazionale. Gliel’ho sia detto che scritto. C’è confidenza tra noi: all’Inter l’ho fatto venire io (ride, ndr). Sa cosa mi piace del Mancio?».

Prego…

«Che esalta le qualità dei giocatori. Vede i giovani e non ha paura a lanciarli, ma al tempo stesso non trascura qualche vecchietto se lo merita».

Lei sarebbe stato il centravanti perfetto per questa Nazionale.

«Solo perché avrei avuto vent’anni…».

Che ne dice di Immobile e Belotti?

«Ciro è maturato e sta facendo tanti gol. Ora però deve fare uno scatto in avanti con la maglia azzurra e non lo dico per criticarlo. Il Gallo è tosto, ma da uno con le sue qualità mi aspetto 18/20 gol a stagione».

Due Mondiali, il terzo svanito per poco.

«Lippi nel 2006 mi voleva portare in Germania. Ma avrei dovuto giocare e al Milan stavo in panchina. Così a gennaio ho scelto di trasferirmi al Monaco, in Francia, però mi sono rotto il ginocchio e tutto è svanito. Il calcio è così».

All’Inter è cominciata bene e finita male.

«C’è stata quella brutta storia dei pedinamenti, ma non ho mai fatto niente di sbagliato».

Ripensa mai al famoso 5 maggio?

«Fa parte del calcio. Si vince e si perde. Quella sconfitta ci ha distrutti perché eravamo stati in testa dall’inizio. E subito dopo, l’Italia è stata eliminata al Mondiale dalla Corea. Due botte così ravvicinate hanno lasciato il segno. Però sono state anche un incentivo per ripartire meglio».

Adesso, in piena emergenza, è giusto ricominciare?

«Capisco le istanze del calcio, che stando fermo ci rimette milioni di euro. Ma in questo momento è più importante la gente. La salute viene prima. Quando il pallone potrà ripartire,lo farà».

Vincerà ancora la Juventus?

«Ne ha messi in fila otto, prima o poi uno lo perderà. È una questione di motivazioni. Sino adesso non è stata particolarmente convincente, però è in testa in campionato, negli ottavi di Champions e in semifinale di Coppa Italia. E con Cristiano Ronaldo si gioca sempre per vincere».

Che riflessioni sta facendo in questa lunga clausura?

«Provo una tristezza infinita per tutte le persone che sono mancate e che avrebbero meritato un funerale degno con amici e parenti. Purtroppo nessuno si aspettava che il virus fosse così letale, ma gli italiani si stanno comportando bene. Siamo forti e orgogliosi e pian piano ne verremo fuori. Sicuro».

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