Intervenuto nel podcast High Performance, Ashley Young è tornato sulla sua esperienza all'Inter

Screenshot 2026-05-04 alle 00.29.22

VIDEO FCIN1908 / Scudetto Inter, tifoso nerazzurro urla a Conte: “Ciao Antò, grande Antò". Che sfottò

METODO CONTE

"C’erano giorni in cui arrivavamo al centro sportivo alle 9 del mattino. Dopo colazione, diciamo alle 10, saremmo dovuti uscire sul campo ed allenarci verso le 11. Quindi tutti i ragazzi si preparavano. Poi arrivavamo più o meno le 10 e 45 e dicevamo: 'Bene, siamo pronti per uscire'. A quel punto chiedevamo a uno degli allenatori della prima squadra: 'È pronto?'. E lui rispondeva: 'No, non è pronto'. Mandavamo allora il team manager a parlargli. Lui tornava e diceva: 'Bene, il mister ha detto che deve andare a pranzo alle dodici', andate nelle vostre stanze a riposarvi: ci alleniamo alle 14'. E tutti i giocatori si guardavano chiedendosi: 'Ma noi siamo qui dalle nove. Perché?'. Era semplicemente uno dei suoi modi per metterti alla prova, per vedere se qualcuno sarebbe andato a bussare alla sua porta, se qualcuno avrebbe reagito. C’erano molti giocatori che erano lì da tempo, giocatori più anziani, che volevano dirgliene quattro; alla fine lo fecero".

Screenshot 2026-05-04 alle 00.29.22

VIDEO FCIN1908 / Scudetto Inter, tifoso nerazzurro urla a Conte: “Ciao Antò, grande Antò". Che sfottò

"E furono proprio quelli che poi vennero mandati via. Non rimasero lì ancora a lungo. Dopo un po’ ti abituavi a cose del genere, era grazie anche a queste cose che c'era coesione tra i giocatori, la squadra era unita, è stato uno dei migliori spogliatoio in cui sia stato per spirito di squadra. Grazie al modo in cui l'allenatore gestiva le cose, i giocatori restavano uniti. Ha sempre avuto questo progetto in mente e non l'ha mai cambiato. Quando si vince non si può metterlo in discussione. C’è un motivo se non rimane più di uno o due anni in una squadra, alla fine capisci che probabilmente è proprio questo il motivo".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti