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Zielinski e la stoccata ad Inzaghi: perché le sue parole sono vere solo a metà
In questi primi mesi di stagione dell'Inter Piotr Zielinski rappresenta una delle sorprese più belle. Il polacco, arrivato l'anno scorso con grandi aspettative, ha tradito a causa di diversi problemi fisici, di uno scarso minutaggio e di un impatto minimo sulla squadra nelle volte in cui è stato chiamato in causa. E dopo l'ennesima ottima prestazione di questa nuova annata, stavolta il centrocampista ha voluto togliersi anche qualche sassolino nei confronti della precedente gestione targata Simone Inzaghi: "Prima di questa stagione partivo in terza fila, non sono mai stato schierato neanche nelle seconde linee. E' stato un anno difficile, non solo gli infortuni, mi è mancata continuità anche se avevo davanti a me i campioni. Inzaghi aveva i suoi titolarissimi, Chivu coinvolge più giocatori e fa credere a tanti giocatori di poter essere titolarissimi, questa è una bella cosa", ha detto. Parole forti che hanno fatto discutere.
Il concetto espresso da Zielinski è inconfutabile: con Chivu non è più relegato alla panchina, anzi. Spesso l'allenatore romeno si è affidato a lui come sostituto di Calhanoglu ma anche nel ruolo di mezzala classica. Tanto che al momento Zielinski è avanti nelle gerarchie anche a Sucic, che ad inizio stagione sembrava essere l'erede fisiologico di Mkhitaryan. Invece Zielinski è fisso dentro le rotazioni in mezzo al campo: ha sempre giocato in campionato tranne in una breve parentesi di tre partite tra settembre e ottobre, così come in Champions League ha l'en plein di presenze di cui 5 su 6 da titolare. E anche nel modo in cui sta in campo e in cui gioca si vede come goda appieno della fiducia di Chivu: a larghi tratti stiamo rivedendo il giocatore ammirato con la maglia del Napoli.
Ma perché Piotr nelle sue parole non ha del tutto ragione? Innanzitutto perché c'è un motivo proprio numerico: mettendo a confronto il minutaggio in tutte le competizioni tra le due stagioni, a questo punto a dicembre 2024 Zielinski aveva collezionato 884 minuti, mentre in quella attuale è a quota 1037. Ciò significa che la differenza è di neanche tre partite complete. In secondo luogo, Inzaghi ha comunque fatto un scelta con lui: il polacco è stato utilizzato per lo più in Champions League, giocandone 5 su 6 da titolare fino a dicembre. In campionato, invece, si è optato spesso per il tridente classico Barella-Calhanoglu-Mkhitaryan. Infine, mettere a paragone le due stagioni ha poco senso: Piotr stesso sa benissimo di aver performato ben al di sotto dei suoi standard lo scorso anno e lo scarsissimo rendimento lo ha portato a scivolare nelle scelte. E' retrocesso in terza fila non per un capriccio del precedente allenatore, ma perché non sembrava dare le giuste garanzie per potercisi affidare con continuità. L'immagine della sua stagione è infatti quell'infortunio dopo soli 3 minuti contro il Monza: appena sembrava poter avere un minimo di continuità arrivava il problema. Ora l'Inter se lo gode e sta vedendo il suo investimento in parte ripagato: e forse è anche grazie ad un'annata parecchio negativa che ora si sta prendendo le sue rivincite soprattutto in campo. Perché nella gestione dello scorso anno che lui contesta, oltre a tanta sfortuna, ci ha messo molto anche del suo.
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