Dalla serata evento per l'inaugurazione della sessione estiva di calciomercato arrivano le parole di Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter.

calciomercato
Ausilio: “Palestra? Due di picche che neanche alle superiori. Oaktree particolare, a volte…”
Il dirigente nerazzurro è stato intervistato insieme al ds del Napoli Manna. Ecco le sue parole raccolte dall'inviato di FCINTER1908.IT.

Scegli Fcinter1908.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui
«Si dice che quando si perde, in realtà si impara e noi l’anno scorso abbiamo imparato. Era già capitato dopo Istanbul, ma la parte bella e la reazione del club, di tutti i calciatori che hanno deciso servisse qualche motivazione in più per cancellare quanto successo e così è stato. Vincere aiuta a nascondere problemi? Aiuta a vincere. La nostra forza dopo una vittoria deve essere quella di resettare subito: la vittoria va dimenticata in fretta perché il calcio ricorda le sconfitte e quindi bisogna ripartire subito», ha detto a proposito dell'ultima stagione con Inzaghi quando l'Inter ha lottato fino in fondo per tutti gli obiettivi ma non è riuscita a portare a casa nulla.
Come non si cambia
—«Penso di non essere cambiato dopo le vittorie, una delle mie qualità è essere rimasto sempre quello che ero. Non mi hanno cambiato le vittorie, anzi mi hanno dato qualcosa in più le sconfitte. Non esiste una formula per vincere, forse ne esistono tante: quello che porta più possibilità di vincere è far diventare un bel gruppo la squadra con l’allenatore e lo staff. Non esiste una vittoria senza aver fatto un bel percorso insieme, è l’unico segreto alla base di qualsiasi vittoria», ha detto a proposito della sua esperienza all'Inter.
-C’è un modo per riuscire a contrastare l’egemonia economica della Premier League?
Le idee, l’unica cosa che mi viene in mente. Ogni anno la forbice si allarga sempre di più, dobbiamo continuare a fare ciò che siamo riusciti a fare noi club italiani, qualcosa in più dalle idee, recuperando giocatori che magari in Inghilterra non sono stati grandi protagonisti. E l’unico modo, a livello economico oggi non possiamo competere. Non siamo abituati a piangerci addosso, proviamo a fare qualcosa in più attraverso le idee».
«Se vai su giocatori di un certo livello, magari in altri campionati, ti prendi qualche rischio in più. Ovviamente partiamo dai report dei nostri osservatori, ma se arriva la concorrenza di certi club è impossibile. Io anzi certe volte evito proprio di andare su alcuni giocatori che possono finire nel mirino di certi club», ha aggiunto il ds.

Il ruolo del DS
—«Sì sente parlare di numeri, algoritmi, statistiche, ma il ruolo del ds deve continuare a esser centrale. Anche noi - ha poi detto anche - cerchiamo di sviluppare l’intelligenza artificiale, ma penso e spero che non si possa mai sostituire l’occhio del direttore sportivo o comunque della persona esperta. Quando parli di personalità, del carattere del giocatore, non te lo dice un algoritmo se può reggere la pressione di San Siro. Cerchiamo di parlare con lui, con la famiglia, tutto quello che può servire per andare oltre il numero. Poi solo l’esperienza ti porta a dare qualcosa in più».
-Cosa invidi a Manna, ds del Napoli?
Non mi sento di invidiare qualcosa. Ho lavorato con 4 proprietà diverse, il bello di questo sport è conoscer nuovi mondi, culture diverse. Non si prescinde mai dall’autonomia, dalla delega e dal ruolo. Ho lavorato con Moratti, poi con le proprietà straniere e non invidio nulla. A Manna invidio l’età, poi mi fermo.
La stessa domanda è stata posta al ds del Napoli: «Cosa invidio di Ausilio? Esperienza, carriera, quello che ha fatto. Più di dieci anni fa eravamo al Lugano e tanti direttori neanche mi rispondevano al telefono. Piero mi rispose subito, ma andò all’Ascoli. Chi è più giovane come me vede Ausilio e altri come un esempio».
Ad Ausilio è stata poi posta una domanda su come vengono acquistati i calciatori.
- Un giocatore preso contro il consiglio dei dati?
Si, più di uno. Nella storia recente è Bisseck, che non trovava concordi tutti i report. Ha fatto la differenza aver conosciuto il ragazzo, che è molto intelligente, parlava lingue diverse e avrebbe fatto il medico se non avesse fatto il giocatore. Ha fatto diverse esperienze, noi l’abbiamo trovato in Danimarca. L’ho preso per l’intelligenza e la fisicità, al di là di alcuni report che potevano non essere concordanti.

«Marotta, che ha fatto anche il ds tanti anni, è diventato più cattivello adesso da presidente (Ride, ndr). Da amministratore delegato era più dalla nostra parte. Fortunatamente è un tramite con la proprietà, riesce a essere più presente con loro. La nostra proprietà è un po' particolare e avere un tramite tra noi area sport e loro ci aiuta a trasmettere le nostre idee. A volte si riesce bene, altre meno bene. Comunque il 99% delle cose scritte, dette o raccontate, sono bugie. Dico bugie ma potrei usare anche un altro termine. Fa parte del gioco, lo sappiamo anche noi», ha detto sulle varie voci che riguardano il mercato e sulle trattative in generale.

Sul percorso di Chivu e sulle ultime vittorie nerazzurre il ds dell'Inter ha detto: «L’errore non si perdona a nessuno: dopo due partite da noi Chivu era stato messo in discussione. Dall’esterno, non dall’interno. Noi siamo andati avanti e abbiamo vinto scudetto e Coppa Italia».
-Cosa direbbe Ausilio a Malagò se chiamasse?
Non abbiamo una soluzione, ma abbiamo una disponibilità. Tutti vogliamo dare un contributo, possiamo essere coinvolti in mille modi, abbiamo a cuore la nazionale e siamo a disposizione.
-Un maestro per la professione da ds?
Il mio nome è Pierluigi Casiraghi, che lavorava nella Pro Sesto ed è stato esempio per tutti. Aveva un modo di vedere il calcio molto particolare, si affidava all’intuito: rubargli tutto era impossibile, ma qualcosa sono riuscita a portarla dietro.
-Colpo più importante fatto?
La storia recente dice Lautaro. Uno su cui potevo far di più e Tonali quando era al Brescia, ho un po' dormito.
-Primo colpo concluso?
Il primo anno ho lavorato solo con i prestiti… (ride, ndr). Dico Brozovic.
-Giocatore sottovalutato?
Tonali, l’ho già detto. Si poteva fare di più, mettendoci qualcosa si poteva fare.
-La trattativa che ti ha tolto di più il sonno?
Lautaro. Sono stato tre giorni a Buenos Aires senza dormire. Se si muove un direttore sportivo con un aereo e non prende il giocatore, fa brutta figura. Era in accordo con un altro club (Atletico.ndr), per cui non era facile per noi.
-Il no che ancora ricordo?
Ho preso un due di picche di recente che neanche le scuole superiori… quello è un no, altre volte ci tiriamo indietro noi (si riferisce a Palestra.ndr). Abbiamo fatto quello che dovevamo, il nostro massimo e meno della metà di altri. È un bel 2 di picche che ci portiamo a casa.
(Fonte: FCINTER1908.IT, dall'inviato a Rimini Daniele Vitiello)
© RIPRODUZIONE RISERVATA


/www.fcinter1908.it/assets/uploads/202507/ca50f21a743e003bf01cb7f7a68530ec.jpg)