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Conte e le ammissioni diaboliche dopo Parma-Inter: Antonio sorride perché sa…

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I gesti, più di tante parole, sono importanti e segnano il percorso dell'Inter. Gli abbracci con giocatori ritrovati, vicini a ritrovare la loro migliore forma per l'obiettivo più grande. Quello che c'è nella testa di Antonio Conte.

Sabine Bertagna

Antonio Conte incomincia ad essere soddisfatto della sua Inter. Per un professionista come lui, abituato a tenere la pressione al massimo livello, non c'è quasi mai spazio per i sorrisi. Eppure, dopo Parma-Inter, il tecnico nerazzurro ha mostrato - forse per la prima volta - la sua contentezza (ma mai rilassatezza) per la risposta del gruppo, che sta forgiando. Lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non è sempre facile dare le giuste risposte a Conte. E lui lo sa perfettamente.

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I gesti che parlano più di mille parole

In principio fu un Christian Eriksen deluso e intimidito dalle circostanze, che probabilmente aveva immaginato diverse. Ora non importa quali passi abbiano dovuto fare il danese e Antonio per arrivare a questo tipo di nuovo sodalizio. Più precisamente è molto probabile che il maggiore cammino sia stato quello percorso da Christian. In fondo Conte lo ha dimostrato e lo sta dimostrando senza possibilità di essere contraddetto: chi entra nei meccanismi della sua squadra, con la sua filosofia, ne esce da giocatore contento. Sull'altare del noi sono tanti i sacrifici depositati. Ma quel noi, quando funziona, è un prodotto di rara bellezza. È il Christian Eriksen che esce dal campo travolto dalla furia di ammirazione di Conte, che gli urla: "Tu sei questo, te lo avevo detto". È l'Arturo Vidal che gioca poco o niente, ma che dalla panchina fa sentire il suo urlo d'amore per la famiglia nerazzurra. È, infine, l'Achraf Hakimi, che nei minuti finali di un match più che fondamentale si guadagna un fallo laterale con tenacia ed intelligenza. E porta a casa anche una manata affettuosa del suo tecnico, completamente risucchiato dalla tensione agonistica (chiedere a Bastoni per conferme). C'è forse un giocatore che non vorrebbe essere amato e considerato da Antonio Conte a queste condizioni?

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Le "ammissioni" diaboliche nel post di Parma-Inter

Dicevamo che Conte sa di essere un tecnico perfezionista e molto esigente. Dopo la vittoria contro il Parma lo ha ammesso in due circostanze particolari. Parlando di Alexis Sanchez ha elogiato il lavoro del calciatore e quello dello staff per riportarlo a questo livello. Un livello che ricorda le prestazioni antiche, che lo avevano reso famoso. "Lui è un lavoratore. Vorrebbe giocare sempre, io sono molto democratico e decido sempre per il bene della squadra (ride)". Poco dopo Conte si trova a elogiare la nuova capacità di resilienza sviluppata dai suoi giocatori. E aggiunge: "Ci sono partite che devi difendere con le unghie e con i denti e su questo siamo cresciuti molto. Va dato atto ai ragazzi che hanno voglia e hanno aumentato la resilienza, diciamo che con me diventa normale (ride)". Piccoli segnali che raccontano a che punto del percorso sia questa Inter. Sotto la guida "diabolica" di Conte non sono permessi sgarri. Il tecnico è consapevole di chiedere tanto ma è anche per questo motivo che non risparmia mai i complimenti a tutti i suoi giocatori. E poi quando rientri in quei meccanismi studiati per non dare respiro agli avversari, quando davvero fai parte di quel gruppo e trasformi il sudore in gioia e vittorie, quando l'approvazione ti fa camminare sulle acque per l'orgoglio allora scatta una scintilla che ti segna per sempre. E con quel gruppo sei pronto a fare la guerra a chiunque. "Diabolico", non c'è che dire.

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