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Lautaro: “Ho scelto io l’Inter, qua sono felice. Conte si fida di me e mi sento sicuro”

Andrea Della Sala

Il futuro lo immagina all’Inter?

«Qui sono felice, è casa mia. Conte mi aiuta a migliorare. Mi ha concesso i minuti di cui un giocatore ha bisogno. Si fida di me e io mi sento sicuro».

Conte nelle prime conferenze stampa la chiamava "Martinez", poi "Lautaro", ora "Lauti", precisando che "è una questione affettiva".

«Abbiamo imparato a conoscerci in fretta. Mi sembra incredibile che siano passati solo cinque mesi. La cosa che più apprezzo in lui è la passione per il calcio. È profonda, contagiosa».

Che rapporto ha con Zanetti?

«Già in Argentina mi chiamava, ci scrivevamo. Quando ci siamo visti alla Pinetina è stato come ritrovarsi dopo tanto tempo».

Chi l’ha convinta a scegliere l’Inter?

«È stata una decisione mia. Avevo tante offerte, le ho rifiutate. Quando è arrivata l’Inter ho capito che era il momento del salto in Europa. Ho scelto il club per la sua storia, per il livello dei giocatori, per l’affetto che ho sentito da subito».

Qual è il vostro punto di forza?

«La mentalità. L’hanno dimostrata i compagni chiamati a sostituire gli infortunati. Non avevano giocato molto, ma erano pronti. È il segno che il gruppo c’è».

In cosa dovete migliorare?

«La concentrazione e la furbizia nel chiudere le partite. La strada è giusta ma dobbiamo maturare».

Gli allenamenti di Conte sono duri come dicono?

«Durissimi! Allena con intensità, dà importanza alla preparazione fisica. È indispensabile quando giochi cinque partite in due settimane».

Dove può arrivare l’Inter?

«So che non sembra possibile, ma davvero pensiamo partita per partita. Stiamo facendo un grande lavoro, stiamo crescendo. Non ci serve guardare più avanti».

La Juve è più forte dell’Inter?

«Sono molto forti. Ma abbiamo imparato a non fare paragoni. Il riferimento siamo sempre noi stessi».

Dopo la gara al Camp Nou con il Barcellona, il suo gioco è esploso. Cos’è successo quella sera nella sua testa?

«Il merito è di una frase che mi ha detto Conte. Gliene sarò sempre grato. Parole preziose, che non dimentico e che voglio custodire. Ci sono cose che sono solo mie».

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