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Inter, fa male ma ecco perché non è un dramma. Due bocciature più gravi delle assenze

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L'analisi di Fcinter1908.it all'indomani dell'eliminazione dei nerazzurri dalla Champions League per mano dei norvegesi del Bodo Glimt
Daniele Vitiello
Daniele Vitiello Redattore/inviato 

La caduta è rovinosa e rumorosa. Non potrebbe essere altrimenti, perché l’Inter aveva di sicuro possibilità di onorare meglio il doppio impegno e inseguire con maggiore vigore il passaggio agli ottavi di finale. Una sorta di obbligo, tenendo conto anche dello status raggiunto dalla squadra in campo internazionale. Al suo primo confronto da allenatore con l’Europa che conta Cristian Chivu avrebbe potuto togliersi una soddisfazione maggiore, non c’è dubbio. La condizione di debuttante rimane però un'attenuante. Così come aiuta a definire il perimetro della delusione ricordare che il percorso recente fuori dall'Italia sia stato un'eccezione e non la regola. 

Chivu aveva anche cercato di inseguirla nuovamente. Ieri a San Siro ha innestato una marcia più aggressiva rispetto all'andata con l’inserimento di Frattesi. La scelta del numero 16 dal primo minuto era stata una dichiarazione d’intenti piuttosto chiara. Sperando ovviamente sbloccarla prima possibile e sconfessando la prudenza predicata in conferenza stampa alla vigilia.

Inter Dimarco

Le occasioni non sono mancate, ma lucidità e precisione sì. L’Inter ha fallito prevalentemente dal punto di vista mentale stavolta. E' stata incapace di gestire senza ansia il passare dei minuti. È finita per assecondare inconsciamente il piano dei norvegesi, che hanno colpito senza pietà appena hanno potuto. Le assenze di Lautaro, Calhanoglu e Dumfries (tornato in campo nel finale dopo il lungo infortunio) non giustificano, ma hanno avuto un peso. Avrebbero aiutato dal punto di vista tecnico e caratteriale. Soprattutto i primi due, da leader quali sono. 

Chi avrebbe dovuto maggiormente provare a lenire il peso delle assenze ha fallito più degli altri. Le bocciature di Thuram e Barella sono pesanti e meritate. Entrambi lontanissimi dagli standard della scorsa Champions League, non sono stati all’altezza della situazione. Avrebbero dovuto trascinare: sono stati invece i primi a farsi sopraffare dalla frenesia. Il fronte di riflessione sul loro rendimento resta aperto. soprattutto nel caso del francese.

Con Lautaro ancora ai box per qualche settimana e il derby all’orizzonte, serve immediatamente un cambio di passo. Quanto accaduto ovviamente delude, ma non giustifica alcun dramma. L'Inter dovrà ora dimostrare di essere all'altezza di sostenere il peso di una responsabilità evidente su altri fronti. Può farcela? Il percorso svolto finora fa pensare proprio di sì. Dopodiché, si tireranno le somme. Il momento dei giudizi definitivi sulla stagione è già arrivato soltanto ad altre latitudini. Anzi, per qualcuno può solo peggiorare.