Esercizi d’istinto

Esercizi d’istinto

di Sabine Bertagna, @SBertagna

Istintivamente non si pensava ad una partita facile, ieri contro il Catania. Questo perché come ci tiene a ricordare senza falsi fronzoli di modestia Stramaccioni, l’Inter é ancora un work in progress. Nel secondo tempo un gran bel work in progress. Rispetto ad altre squadre i nerazzurri hanno cambiato molto, sperimentano e raccolgono qui e là i frutti di quanto seminato. Si sbaglia ancora, certo. Ed é proprio per questo che non si guarda la classifica. Oddio, una sbirciatina per vedere dove sono finiti i cugini, quella é decisamente irrinunciabile.

Cresce la solidità in difesa e anche oggi l’Inter non subisce reti. Se Ranocchia e Samuel sono bravi a tenere salda la posizione, Juan Jesus viene lasciato più libero di salire quando l’uomo ha la palla, assecondando un’esuberanza che ha del fisico e del tecnico allo stesso tempo. Nella prima frazione anche il tridente viene lasciato libero da obblighi particolari per non concedere punti di riferimento. É quel cocktail tra istinto e ragione a rendere le idee di Stramaccioni interessanti. La parte sperimentale, senza nulla togliere al valore insindacabile che hanno i risultati, ha un fascino impagabile e svela molte cose. A chi ha voglia di scoprirle.

Nel primo tempo c’è molto Cassano, che sforna subito giocate sfiziose, quasi a voler avvisare il pubblico sugli spalti. Qui c’è voglia di divertirsi. É lui a mettere in rete il pallone per primo. Di testa. É evidente come i più sbaglino decisamente le domande che fanno a Stramaccioni. Quasi fossero in astinenza da cassante sono tutti lì a chiedersi quali regole possano aver rimesso in riga il monello Fantantonio. Increduli. Eppure sarebbe sufficiente osservare l’impegno nel mettersi a disposizione della squadra, anche quando la condizione fisica lo limita. E quando esce sembra il classico ragazzino richiamato a casa dopo una giornata passata a tirare di pallone tra la polvere del cortile. Non perché si ribelli al cambio, ma per quanto stare in campo sia la cosa che gli piace fare di più. La cosa che gli riesce meglio.

L’Inter più bella é quella disegnata da Stramaccioni nel secondo tempo. Il piglio offensivo, mai secondario nei movimenti della squadra, diventa una questione di vita o di morte. I nerazzurri attaccano senza stancarsi di farlo anche grazie ad un Cambiasso straripante, che costruisce e scardina palloni come ai vecchi tempi. É un’Inter divertente, come ci aveva preannunciato Cassano nei primi minuti della partita. In alcune occasioni rischia anche di venire punita, episodi che rientrano in quel work in progress che Stramaccioni é ben lontano dal sottovalutare. Ma l’impressione é che la gestione della partita non sia mai in discussione o particolarmente sofferta (se non nella ricerca spasmodica del secondo gol). Sono tante le occasioni che crea l’Inter, alcune incredibili. Palacio se ne trova diverse tra i piedi, una di queste su un bellissimo suggerimento al volo di Mudingayi, ma ad un certo punto sembra quasi non essere la sua giornata. Fino a quando non butta in rete di sinistro una palla incredibile sul primo palo. E si fa perdonare le precedenti imprecisioni.

Non sono le etichette a dare la giusta dimensione alla squadra nerazzurra, in questo momento. Non sono le etichette a soddisfare Stramaccioni, soprattutto quando non sono suggerite da analisi costruttive. Non c’è snobismo in tutto ciò, ma la consapevolezza che le cose stanno ancora cercando la giusta forma. Sarebbe affrettato ingabbiarle in qualcosa di fugace. L’inter non ha fretta di scegliere la sua etichetta. Sarà il tempo a farlo. Magari semplicemente con l’istinto. Di pancia. Come un pallone inaspettato, che gonfia la rete.

Twitter @Sbertagna

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