Il primo half-time show dei Mondiali divide. Sui social alcuni lo hanno promosso, altri invece lo hanno bocciato perché inutile

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Il primo half-time show dei Mondiali divide. Sui social alcuni lo hanno promosso definendolo uno spettacolo migliore di quelli proposti dal Super Bowl; altri invece lo hanno bocciato perché inutile e, secondo il New York Times, con "molte star e poco senso". "Nessuno degli artisti si è reso protagonista di una figuraccia totale. L'esecuzione è stata fluida e densa di contenuti da trasmettere, in ultima analisi, un senso di affanno e sovraccarico. Posso azzardarmi a dire che avrebbe giovato un cooling break?", ironizza il New York Times assegnando allo spettacolo due stelle su cinque. "L'americanizzazione dei Mondiali è completa", ha aggiunto. Parole critiche sono arrivate dall'ex star del calcio inglese Wayne Rooney: "la parte migliore è stato quando è finito. L'ho trovato una schifezza".

"Rooney" World Premiere - Arrivals

2021 AFL Grand Final - Melbourne v Western Bulldogs
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Il Telegraph ha assegnato allo show tre stelle su cinque, definendolo "affascinante, cordiale e intimo" rispetto allo sfarzoso spettacolo del Super Bowl. Il quotidiano ha criticato la performance di Madonna, "una rana le ha rubato la scena", ma ha elogiato l'inclusione del coro P2ss di Staten Island. Tiepido anche il Guardian, secondo il quale l'intervallo è scivolato via rapidamente "condensando moltissimo nei suoi 11 minuti grazie al semplice espediente di ridurre i brani all'essenziale e di passare velocemente da un artista all'altro". Il Guardian però ha criticato la perfomance di 'Everything Hallelujah' di Justin Bieber perché "maliconica" e non adatta a uno spettacolo caratterizzato da un'atmosfera vivace.

"Rooney" World Premiere - Arrivals
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"Dal punto di vista artistico ha fatto così tanto da finire per non dire nulla. Se lo si confronta con l'esibizione di Bad Bunny al Super Bowl, l'intrattenimento proposto dalla Fifa per la prima finale dei Mondiali appare come lo spot di una generica edizione della compilation 'Now That's What I Call Music'", ha messo in evidenza il Time Magazine, osservando come il "cast sovraffollato si è rivelato il problema princiaple di uno spettacolo troppo breve. Lo spettacolo nel suo complesso puntava a compiacere il pubblico in modo così banale e sdolcinato che ben pochi momenti sono emersi come veri punti salienti".

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