Lunga intervista-confessione dell'ex Imperatore Adriano: dal sogno Inter diventato gabbia dorata alla decisione di vivere in favela

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SOGNO INTER

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L'ex attaccante torna agli anni in nerazzurro: "Era quello che avevo sognato per tutta la vita. Dio mi aveva dato l'opportunità di diventare calciatore in Europa. La vita della mia famiglia è migliorata molto grazie alla mia fatica ma non per questo mi è passata la tristezza. Quando sono "scappato" dall'Inter e me ne sono andato dall'Italia, sono venuto a nascondermi qui. Ho girato tutto il complesso per tre giorni. Nessuno mi ha trovato. È impossibile. È la regola numero uno della favela. Zitto e mosca. Mi hanno criticato un sacco per questo. Che ti piaccia o no, era l'indipendenza di cui avevo bisogno. Non ce la facevo più in Italia, appena uscivo di casa dovevo guardarmi attorno e controllare chi c'era, dove stavano le telecamere, chi si avvicinava, se era un giornalista, un furbo, un truffatore, o chissà quale altro rompiscatole. Non capivano perché fossi tornato in favela. Non era per l'alcol, né per le donne, tanto meno per la droga. Era per la libertà. Era perché volevo un po' di pace. Volevo vivere. Avevo bisogno del mio spazio, di fare quello che volevo fare".

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