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fcinter1908 news interviste Albertini: “Leao ha parlato da veterano, ultima chiamata Milan. Ma anche se dovesse vincere…”

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Albertini: “Leao ha parlato da veterano, ultima chiamata Milan. Ma anche se dovesse vincere…”

Andrea Della Sala Redattore 
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista del Milan ha commentato le parole di Leao e parlato del derby con l'Inter

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista del Milan, Demetrio Albertini, ha commentato le parole di Leao e parlato del derby con l'Inter

Ha ragione Leao, dunque, a parlare di «questione di vita o morte» e di prendere il derby «sul personale»?

«Ai miei tempi non c’era nemmeno bisogno di certi richiami. Da una parte avevamo Maldini, Baresi, Costacurta... Dall’altra c’erano Bergomi, Ferri, Berti, solo per citarne alcuni. Non era gente a cui occorreva spiegare il significato del derby con dichiarazioni pubbliche. Oggi, con tanti stranieri in più e rose che cambiano più spesso, credo Leao abbia voluto avvisare i compagni, soprattutto gli ultimi arrivati, sull’importanza di una partita così. Rafa è al Milan ormai da quasi sette anni e giustamente ha parlato da veterano».

Ha anche consigliato di non uscire la sera, perché è una settimana speciale...

«Vabbé, quello per un professionista dovrebbe essere la base sempre, non solamente nei giorni che precedono il derby (ride ndr). Forse Leao non ha usato tutte le parole nel modo giusto, ma condivido il suo messaggio di fondo: in un derby porti in campo il senso di appartenenza, la storia di un club, anche di chi c’era prima di te con quella maglia».

La settimana che porta a Milan-Inter è particolare?

«Per me in allenamento non lo era, proprio perché un professionista, anche per rispetto dell’allenatore e dei compagni, mantiene sempre certi standard, di settimana in settimana. Ciò che realmente è differente è il contorno. I tifosi, la città... Lo avverti».

Calcisticamente parlando, per il Milan è davvero questione di vita o di morte, almeno limitandoci al discorso scudetto?

«Beh, è l’ultima chiamata. Se l’Inter vincerà domenica, potrà cominciare già a cucirsi lo scudetto sul petto e preparare i festeggiamenti. Per questo credo che la partita sia molto più importante per il Milan che per la squadra di Chivu».

E se invece vincesse il Diavolo, il campionato sarebbe riaperto?

«Per me no, perché sette punti da recuperare sarebbero comunque tanti, specialmente con questa Inter che viaggia a mille in Serie A. Però, ecco, i nerazzurri dovrebbero poi stare attenti a non fare scivoloni. E nel calcio mai dire mai: io ho vinto uno scudetto da -7 a sette giornate dalla fine nel 1998-99, rimontando su di una grande Lazio. Noi le vincemmo tutte, loro ne persero due di fila con Roma e Juventus, e poi alla penultima giornata facemmo il sorpasso decisivo».

Oggi il Milan è secondo, pur avendo gli stessi punti (57) dopo 27 giornate del Napoli di Conte lo scorso anno o dell’ultimo scudetto di Pioli in rossonero.

«Allegri ha saputo dare una certa consapevolezza alla squadra, oltre a solidità tattica e mentale. Mi incuriosisce, però, un aspetto: il Milan fa molto meglio nei secondi tempi che nei primi 45 minuti».