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fcinter1908 news interviste Audero: “A fine partita un senso di vuoto. È stato come ricevere una martellata, perché a me?”

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Audero: “A fine partita un senso di vuoto. È stato come ricevere una martellata, perché a me?”

Andrea Della Sala Redattore 
Intervistato dal Corriere della Sera, il portiere della Cremonese Audero ha raccontato l'episodio contro l'Inter e il giorno successivo

Intervistato dal Corriere della Sera, il portiere della Cremonese Audero ha raccontato l'episodio contro l'Inter e il giorno successivo alla gara di domenica sera.

«una sensazione di vuoto morale che non avevo mai provato in vita mia. Mi sono sentito scarico e mi sono chiesto perché sto giocando ancora, perché sono in campo?».

Che risposta si è dato, a mente fredda?

«Intanto c’era l’adrenalina della partita. Non a caso al fischio finale ho cominciato ad aver male al collo per il contraccolpo e mi sono irrigidito alla schiena. Poi devo dire che io mi ritengo un giocatore di campo e non me la sentivo di abbandonare così, anche se ero dolorante. Ho deciso di restare, sentivo di potercela fare e non c’erano le condizioni per sospendere la gara».

Però dopo lo scoppio del petardo la sua partita è stata molto lunga. Ha avuto tempo per pensare all’accaduto?

«Ammetto che mentalmente è stato brutto provare questo senso di vuoto. Mi è passata la voglia di giocare, mi sono fatto mille pensieri».

Qual era il filo conduttore di questi pensieri?

«Ti dici: stai giocando, stai facendo il tuo lavoro, che è quello che ti piace di più. E realizzi che se quella bomba carta finiva poco più in qua, ti poteva fare male davvero. Così perdi le energie nervose per la delusione».

Il giorno dopo come si è sentito?

«Se uno guarda l’episodio in sé, dico che mi sono sentito bene, molto meglio rispetto alla sera prima. Perché in generale non ci sono state conseguenze gravi. È una roba che però fatichi a digerire, perché pensi che per la dinamica che c’è stata poteva andare peggio. Domenica ho avuto una botta molto forte sull’orecchio e sul ginocchio destro: tra calzettone e pantaloncino mi bruciava la pelle, mentre sull’orecchio ho sentito una botta forte. E andrò a fare esami per controllare che non ci sia niente di danneggiato».

Le fischiava l’orecchio?

«Più che fischiare è stato come prendere una martellata, una sensazione difficile da descrivere. All’inizio faticavo a sentire bene, poi l’udito è tornato».

Ma si era accorto della bomba carta vicino a lei?

«Ho visto che c’era qualcosa per terra, ma succede spesso e ci convivi senza paura, restando concentrato sulla partita. Stavo cercando di richiamare l’attenzione dell’arbitro e in un attimo c’è stata l’esplosione: non ho avuto il tempo di allontanarmi».

La sua compagna Federica e i suoi famigliari si sono ovviamente spaventati.

«Sì la dinamica poteva portare a pensare male, poi si sono tranquillizzati: hanno visto che stavo bene».

A un certo punto si è anche girato verso la curva dell’Inter e ha allargato le braccia. In fin dei conti ha fatto sei presenze nell’anno magico della seconda stella nerazzurra. Ha pensato: «ma perché proprio a me»?

«Mi sono girato verso i tifosi, come a chiedere ‘cosa vi ho fatto’. Ma qui c’è da fare un piccolo inciso».

Prego.

«I tifosi sono una parte fondamentale del calcio, ma bisogna distinguere tra chi supporta la squadra con passione e le minoranze, per le quali non trovo una parola giusta, che con il calcio c’entrano poco. E che rischiano di fare danni importanti».

Molti sono rimasti colpiti dal suo fair play, non solo dal fatto che è rimasto in campo. Che ne pensa?

«Come ho detto prima, sono un giocatore di campo e questo vuol dire che non faccio niente che non sia nel mio carattere. E me la sentivo di proseguire. Sia domenica che ieri ho ricevuto tanti messaggi che mi hanno fatto molto piacere: non ho mai fatto la parte della vittima in vita mia, però ricevere tanti attestati di vicinanza mi ha rincuorato».

Se avesse davanti a sé chi ha tirato il petardo cosa vorrebbe dire?

«Vorrei soltanto chiedergli qual è il suo scopo allo stadio, se supportare la sua squadra e godersi la partita oppure fare danni a sé stesso e altri. Perché fare tutto questo? Obiettivamente non trovo un senso».

Bastoni ha detto che «con tutta la violenza che c’è in giro ogni giorno, non si può accettare che entri anche nel calcio». Una frase che letteralmente lei ha provato sulla sua pelle. Che ne pensa?

«Il calcio ha una potenza tale che qualsiasi episodio può fare il giro del mondo. E noi giocatori abbiamo la possibilità di dimostrare tutta la sua bellezza, il nostro sport è divertimento, qualità, abilità. Questi episodi non c’entrano nulla col calcio. E, se possibile, c’entrano ancora meno in un momento così delicato per il mondo che ci circonda. Ed è giusto punire chi fa certe cose».