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LIVE Ausilio: “Tutti convinti su Chivu: Inter andava ricostruita nel morale e lui…”
Parla Piero Ausilio. Il direttore sportivo dell'Inter è stato ospite stamattina del Festival della Serie A a Parma: ecco le sue dichiarazioni riportate in diretta testuale da FcInter1908.
Come ha iniziato a fare il direttore sportivo?
Io ho smesso molto presto di giocare e non ho potuto iniziare quella carriera: ma ho cercato di restare nell'ambiente. Ho capito che la mia passione era quella di diventare direttore sportivo: Braida è sempre stato il più grande dei riferimenti, mi piaceva come interpretava il ruolo. Oggi ci parlano di algoritmi ma il vero ds era quello che andava a scoprire i talenti e a trattarli. Ho iniziato molto presto questo percorso partendo da segretario del settore giovanile. Non c'è stato un momento in cui l'ho capito: sapevo cosa volevo fare. Sono orgoglioso del mio percorso, ho lavorato tanto nel settore giovanile: c'è stato poi un periodo lungo come vice ds con Branca, anni che mi hanno permesso di poter viaggiare molto, stringere rapporti e conoscere il mondo del calcio. E' la grande esperienza che mi porto dietro: quando sono diventato ds nel 2014, avendo meno tempo di viaggiare, dovendo stare vicino alla squadra, quel percorso mi è mancato ma mi ha permesso di essere più completo.
Quali qualità deve avere il direttore sportivo?
Oltre al talento aggiungo l'equilibrio: il mestiere è sempre giudicato da qualcuno, siamo apprezzati in base ai risultati. Avere equilibrio permette di giudicare in modo distaccato il nostro lavoro: così siamo più obiettivi nelle decisioni.
Che mansioni ha il direttore sportivo?
Quando si parla di mercato si pensa solo al periodo estivo e a gennaio: quello è il periodo in cui si formalizzano i documenti, ma è mercato ogni anno. Al di là della gestione della squadra, dello spogliatoio e la gestione della quotidianità con l'allenatore, ci sono tutte le situazioni che devi preparare per arrivare al mercato: a settembre inizia un nuovo percorso di contatto, visioni e relazioni di scout. A volte si va a vedere qualche partite, io ne farei anche di più. Poi si cerca di affrontare le dinamiche di squadra, anche problemi con magari chi viene usato meno o chi è in esaltazione e deve essere tranquillizzato: sono dinamiche che viviamo quotidianamente dando il contributo per il bene del club.
Chivu?
Ci sono punti di contatto con Sacchi: arriva dal Parma con pochissima esperienza in Serie A, in quel momento è stata vista come decisione presa con coraggio. Quando fai certe scelte non trovi condivisione assoluta da fuori: invece noi eravamo assolutamente convinti, tutta l'Inter, la proprietà e noi dirigenti. Al di là delle idee da mettere sul tavolo, abbiamo pensato che con tutte le qualità Chivu, con questo di senso di appartenenza a questi colori, era il più adatto per noi. Era un momento di ricostruzione morale: non c'era da ricostruire nulla a livello tecnico, la squadra era forte e l'ha dimostrato coi successi. Andava ricostruita nel morale dopo una grande delusione come Monaco per poter arrivare al successo finale: l'esperienza di due anni prima ci era servita. Abbiamo perso a Istanbul una partita meravigliosa e c'era delusione: l'abbiamo trasformata in rabbia per vincere lo scudetto. Quest'anno con Chivu si è lavorato su questo: la squadra è stata fantastica e lui altrettanto. I fatti e i risultati hanno dimostrato che è stata la scelta migliore.
Tanti talenti dal Parma?
Noi abbiamo sempre avuto ottimi rapporti coi dirigenti col Parma: negli ultimi anni ci sono professionisti con grande qualità e competenza. Il Parma è in buonissime mani, la proprietà è ambiziosa: abbiamo sempre sfruttato questo canale con Bastoni e Dimarco e poi siamo riusciti a fare l'operazione Bonny che è stata molto positiva. Il Parma ha fatto qualcosa di incredibile con un allenatore giovane che ha fatto anche risultati bellissimi soprattutto con Milan e Napoli (ride, ndr)...
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