Della Juve di Spalletti e del lavoro di Gattuso con la Lazio ha parlato Gigi Buffon

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Della Juve di Spalletti e del lavoro di Gattuso con la Lazio ha parlato Gigi Buffon sulle pagine de La Gazzetta dello Sport:

Perché aveva scelto Gattuso ct, Buffon?

«Suggerito, non scelto: non ero il presidente e non credo lo sarò mai. Suggerito in maniera calda perché sapevo che avrebbe creato, col pochissimo tempo a disposizione, un rapporto con la squadra, dato empatia, senso di appartenenza e, al di là di tutti i pregiudizi e le etichette con cui combatte da sempre, sarebbe stato un ct competente. Era in panchina da dodici anni con esperienze e soprattutto il carisma perfetto per risollevare la Nazionale da quella situazione di crisi d’identità». Gigi Buffon si accalora quando parla di Rino Gattuso, l’amico, il compagno di tante partite, il ct che anche con la sua collaborazione doveva riportarci al Mondiale. «E per un rigore in più o in meno… Ma io Rino lo conosco».

buffon

E com’è?

«Ho giocato anche contro le sue squadre e mi sono accorto che erano tutte organizzate. E generose. Ho capito che Rino creava un’atmosfera positiva e tatticamente era competente. Aggiungo: non ci vuole tanto. Se segui un tecnico, vedi la sua squadra, ascolti le interviste sue e dei suoi giocatori e capisci se è quello che stai cercando».

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Gattuso lo era?

«Lo proporrei per quella particolare situazione nella quale ci trovavamo mille altre volte. Lo pensavo con qualche legittima riserva all’inizio, poi l’ho visto a lavoro col gruppo e ho detto: il ct perfetto per quel nostro momento. E io di ct me ne intendo, ne ho avuti ben nove. Se poi uno lo vuole elegante come Zidane, alto uno e novanta, che parla un italiano forbito e si rade ogni giorno, forse sta cercando altro. Ma non parliamone più: mi sembra sia cominciato un nuovo ciclo che fa bene sperare».

Anche nella Lazio Gattuso sembra... perfetto.

«La Lazio è una squadra rinvigorita. Si vede che dal suo arrivo è successo qualcosa, lui e il suo staff hanno trovato le parole giuste, la chiave. La Lazio ora ci crede: al di là di vincere o perdere sa che è una squadra, che ha coraggio, agonismo, idee, collaborazione. E si diverte. Merita complimenti, non crede?».

Si può dire scudetto?

«Ad agosto la Lazio era tra nono e undicesimo posto: Milan, Inter, Juve, Roma, Como, Fiorentina, Napoli e Atalanta partono davanti. Se arriva tra le prime sette è un gran risultato, tra le prime sei grandissimo, in Champions sarebbe qualcosa di assoluto».

Lippi diceva sempre che un bravo allenatore non è quello che mette bene i giocatori in campo.

«In Rino rivedo Lippi nella gestione del gruppo e nel fare esprimere vitalità a ogni giocatore. Lo sapete tutti che i giocatori si sarebbero buttati nel fuoco per lui come per Marcello. Ora non penseremo mica che un allenatore di A non sia bravo o non sappia di tattica: sono tutti bravi, competenti. La differenza è il rapporto con la squadra e come trasmettono le conoscenze. Poi c’è la genialità di chi in partita vede cose in anticipo e cambia giocatori e sistemi, cambiando la partita, ma quello è istinto».

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Di sicuro in Bosnia Gattuso non è stato fortunato.

«Sono nel calcio da trentacinque anni e qualcosa avrò visto. Ma giocando in casa della Bosnia, dove nel calcio d’oggi hai il 50 per cento di possibilità di vincere, in dieci per 80’, dopo aver sbagliato tre gol, e con un’espulsione gigantesca su Palestra non vista, davvero qualcuno può parlare di disastro? Fosse finita 1-0 avrebbero detto tutti che cuore, che difesa. Dopo i rigori, che fallimento. Penso abbia poco senso giudicare così»

La Juve sembra messa un po’ male: mancano Buffon, Chiellini, Bonucci...?

«Non sarà la più forte delle Juve, ma qualcuno sa che se togli Yildiz, Locatelli, Thuram, Ekhator, Milik, Grabara è come togliere Cannavaro, Buffon, Totti, Nesta e Pirlo all’Italia? Devi ricostruire e invece ti manca tutto. Luciano non cerca mai alibi, ma ha anche giocato tre giorni dopo Vigo e dopo un lungo viaggio con arrivo alle cinque di notte a Torino».

Qualcuno chiede l’esonero di Spalletti.

«Se vedo una speranza, è nel continuare il lavoro di Spalletti fino in fondo. Se cambi cinque allenatori in quattro anni, il problema non può essere sempre e solo l’allenatore...».

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