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fcinter1908 news interviste Calvarese: “Episodi simili valutati in modo diverso. Arbitri professionisti? Non è il nodo”

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Calvarese: “Episodi simili valutati in modo diverso. Arbitri professionisti? Non è il nodo”

Calvarese: “Episodi simili valutati in modo diverso. Arbitri professionisti? Non è il nodo” - immagine 1
L'ex arbitro Calvarese, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato delle tante polemiche e dei problemi sulla classe arbitrale
Andrea Della Sala Redattore 

L'ex arbitro Calvarese, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato delle tante polemiche e dei problemi sulla classe arbitrale:

Calvarese, ogni weekend un arbitro è al centro delle polemiche, ma sempre più spesso anche chi è al Var.

«Se da un lato è vero che le polemiche sugli arbitri ci sono sempre state e continueranno a esserci, dall’altro quest’anno c’è un elemento che ha amplificato tutto: su episodi molto simili stiamo vedendo decisioni diverse. Non solo in campo, ma anche al Var, che sembra non avere linee di intervento davvero solide. La mancanza di uniformità alimenta la confusione e anche le polemiche».

Gli arbitri sono sempre più esposti. Crede che le nuove tecnologie li aiutino o aumentino la pressione?

«L’arbitro è pagato per prendere decisioni sotto pressione, fa parte del nostro lavoro. La tecnologia oggi è indispensabile e aiuta gli arbitri. Allo stesso tempo, però, non bisogna dimenticare che dietro la tecnologia c’è sempre l’uomo. Per questo dobbiamo continuare a lavorare su formazione e tecnica: solo così si potranno utilizzare al meglio questi strumenti».

Calvarese: “Episodi simili valutati in modo diverso. Arbitri professionisti? Non è il nodo”- immagine 2

Della riforma che porta avanti la Figc sul modello inglese che idea si è fatto?

«È un passo che prima o poi dovrà essere fatto, perché gli arbitri devono diventare professionisti a tutti gli effetti, per quanto già ora lo siano nei fatti. Allo stesso tempo, però, non credo che questo sia il vero nodo. È un percorso che può essere utile, ma non deve diventare un alibi».

Provvedimenti come quello di giugno scorso che equipara gli arbitri ai pubblici ufficiali sono utili per arginare la violenza contro una categoria troppo spesso presa di mira?

«Un passo importante è stato fatto. Io, nel mio piccolo, cerco sempre di dare visibilità al tema, perché soprattutto nelle categorie minori questi ragazzi non sono davvero protetti e sempre meno persone vogliono fare l’arbitro. La norma non basta: serve uno sforzo sistemico».