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fcinter1908 news interviste Capello: “Esposito giocatore vero: perfetto con Kean e Retegui. Bastoni? Ho qualche dubbio…”

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Capello: “Esposito giocatore vero: perfetto con Kean e Retegui. Bastoni? Ho qualche dubbio…”

Andrea Della Sala Redattore 
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex tecnico Fabio Capello ha commentato la gara dell'Italia e la prestazione di Esposito

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex tecnico Fabio Capello ha commentato la gara dell'Italia e la prestazione di Esposito:

Soprattutto nel primo tempo, l’Irlanda del Nord ci ha un po’ imbrigliato.

«Ma per forza, eravamo lenti di testa e di piedi. Poca intensità. L’Irlanda del Nord è una selezione modesta, però ci ha messo fisico e attenzione, a lungo non ci ha permesso di avere lucidità negli ultimi 30 metri e così abbiamo faticato a creare pericoli».

Un po’ quello che si è visto con i nostri club nelle coppe europee, no?

«Esatto. Non a caso, gli unici che ci davano ritmo erano Calafiori e Tonali, entrambi giocatori della Premier, uno dell’Arsenal e l’altro del Newcastle. Gli altri andavano alla velocità della nostra Serie A. Ma ripeto, non è solamente una questione di gambe, quanto di testa e di abitudine».

Tonali ha firmato anche il primo gol che ci ha un po’ liberato.

«Un gran bel gol, da centrocampista vero. Tiro secco, potente. Lo ammetto, mi ha fatto alzare dal divano».

Anche quell’occasione di Retegui sullo 0-0 l’avrà fatta sobbalzare...

«Lasciamo stare, quando il nostro attaccante si è allungato la palla ho cacciato un urlo... Però capita, guardiamo avanti».

Meglio Pio Esposito?

«Giocatore vero. Sa difendere palla, fare da sponda, saltare di testa. Kean e Retegui sono due tipi di attaccanti simili, mentre Pio può completare sia uno che l’altro. E infatti siamo andati meglio con lui in campo. Anche se il raddoppio lo ha firmato Kean con un bellissimo gol: controllo e diagonale perfetti».

Fosse in Gattuso, allora, metterebbe il centravanti dell’Inter dal 1’ in finale?

«Lascio decidere Rino, ci mancherebbe. Mi limito a osservare che Esposito è un complemento ideale sia per Retegui che per Kean».

A proposito , come ha visto il nostro ct?

«Rino? L’ho visto teso, come è normale che sia, ma anche parecchio carico in panchina. Ecco, al di là di difetti e difettucci, si è vista una Nazionale che ci ha messo l’anima e ha lottato. Da italiano so bene che abbiamo avuto squadre più forti in passato, ovviamente, ma quello che non posso tollerare è la mancanza di orgoglio, di agonismo, al di là delle qualità tecniche».

Torniamo al campo. L’ha convinta Bastoni al centro della difesa?

«Per dare un giudizio avrei bisogno di un test più probante dell’Irlanda del Nord, con tutto il rispetto. Di sicuro in questo momento storico non abbiamo grandi marcatori. I nostri difensori se la cavano tutti bene con la palla, ma mi resta qualche dubbio sul resto».

Per fortuna in porta abbiamo Donnarumma. Anche se ieri in un paio di disimpegni con i piedi...

«Gigio è uno dei migliori al mondo, se non il miglior portiere al mondo. Ma quando ha passato la palla agli avversari nel secondo tempo mi ha fatto venire un colpo. Ecco, immaginatevi un Kane o un Haaland al posto dell’attaccante dell’Irlanda del Nord in quella situazione».

La Bosnia non ha Kane o Haaland, ma il vecchio Dzeko sa ancora il fatto suo. In Galles, però, ha affrontato una battaglia terminata solo ai rigori: un vantaggio per noi?

«Il dispendio di energie, sia fisiche che mentali, è stato sicuramente maggiore al nostro. Mancano però un po’ di giorni alla finale, vediamo se i bosniaci riusciranno a recuperare».

Che cosa dobbiamo temere dei nostri prossimi avversari?

«Hanno una buona tecnica e sono sicuramente superiori all’Irlanda del Nord. Però devo essere onesto: per spirito e ritmo, il Galles sarebbe stato un ostacolo più complicato, specialmente in casa loro».

La finale sarà in trasferta, un peccato vedendo la spinta agli azzurri del pubblico di Bergamo ieri.

«Sicuramente. Anche se un cartellino giallo a chi urla “m....” quando rinvia il portiere avversario devo darlo per forza. Una brutta abitudine».