Eugenio Corini, attuale allenatore del Brescia, ha parlato a La Gazzetta dello Sport anche della sua carriera da calciatore:

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Corini ammette: “Da calciatore potevo andare all’Inter: era tutto fatto, saltò per…”
«Era l’estate di Italia ‘90. Arrivai alla Juve con Baggio. Robi era una rockstar, io uno sconosciuto. E tante volte il Trap ci ha messo in camera insieme: una persona unica, mi faceva un sacco di scherzi. La sera passavamo tutto il tempo a giocare a pinnacola. Quante sfide tra me, Baggio e Carrera. Nessuno voleva perdere».
In mezzo c’è stata la Samp. Andò via per colpa di Mancini?
«No, fu colpa mia. Da giovane ero un po’ una testa matta. Roberto alla Sampdoria era importante, bisognava portare rispetto. Discutemmo e io risposi male, sbagliai soprattutto nei modi. A Genova sono stato bene, Sacchi mi convocò tre volte in Nazionale. Però sono stato stupido, ho scelto d’impulso».
Poi sono arrivati gli infortuni.
«Nella sfortuna ho trovato una nuova vita. Mi hanno cambiato. Dopo il secondo infortunio al crociato avevo ventotto anni e ho avuto paura. Ho visto il baratro. Temevo di non tornare a giocare più. Forse lì, per la prima volta, ho pensato di fare l’allenatore».
Invece a Palermo è rinato.
«Ricordo i tifosi sotto la sede del club dopo la mia conferenza d’addio, fu un gesto d’amore. Palermo è una piazza che porto nel cuore, ma in quel momento non c’erano le condizioni per restare. Sono rimasto un po’ deluso dalla mancanza di chiarezza di alcune persone».
Si dice che poi fosse vicino alla Roma...
«È così. Mi chiamò Pradè, dicendomi che Spalletti voleva un regista da affiancare a De Rossi e Pizarro. Poi non se ne fece nulla, non so perché. Però so che Guidolin aveva parlato bene di me con Baldini. Per me il mister è stato un secondo padre».
Anni prima, invece, poteva finire all’Inter?
«Era tutto fatto, altroché. Io alla Samp ero chiuso da Jugovic e volevo giocare a tutti i costi. Così il mio procuratore parlò con l’Inter per farmi andare a Milano. Ma Mantovani bloccò tutto. Mi prese da parte e mi disse: “Ti ho appena preso, non ti vendo. Impegnati e avrai il tuo spazio”. E così fu. Colpa sempre di quell’impazienza giovanile di cui le dicevo...».
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