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Intervistato dal Resto del Carlino, l'ex Inter Fabbian ha parlato della gara di domenica sera e anche del tecnico dei nerazzurri Chivu
«Se segno son contento, ma resto pur sempre un centrocampista, e più precisamente una mezzala».
Una mezzala che Italiano non fa giocare da mezzala.
«Giocare alle spalle del centravanti impone movimenti diversi da quelli che fa una mezzala, tipo fare da collante tra i reparti e saper trovare la posizione tra le linee. Ma a ventitré anni posso ancora imparare tate cose».
Al primo anno di Bologna 5 reti, al secondo 4: quest'anno come finirà?
«E' un pensiero che non mi toglie il sonno: mi preme di più rendermi utile per i compagni».
Risposta da uomo squadra.
«Siamo un gruppo sano e molto unito: vittorie e sconfitte le viviamo così, da gruppo vero».
Domenica c'è proprio la capolista Inter: il club che l'ha svezzata, dopo il campetto dell'oratorio.
«Là ho fatto quattro anni di settore giovanile, che hanno dato un'impronta importante al calciatore che sono oggi».
Là poteva tornare in estate se l'Inter avesse esercitato il diritto di recompra: come ha vissuto quei giorni?
«Li ho vissuti al mare ed ero molto tranquillo».
Tranquillo anche dopo il ko di Riad nella finale di Supercoppa?
«No, perché perdere fa sempre male, specie se è una finale. Ma dobbiamo guardare avanti».
Con Chivu all'Inter lei ha vinto uno scudetto Primavera.
«Chivu è una bravissima persona e un bravo allenatore. La cosa che ti colpisce in lui è l'umiltà: non mi stupisce che stia facendo così bene».
Per tentare un altro sgambetto all'Inter cosa serve?
«Stare bene fisicamente e correre tanto».
Il punto è che giocare ogni tre giorni stanca.
«A ventitré anni (ancora da compiere, ndr) mica posso permettermi di sentirmi stanco...».
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