Paolo Maldini dice tutto. Intervistato dal Corriere della Sera, l'ormai ex direttore tecnico della Nazionale ha rivelato il perché delle dimissioni e non solo
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IL CT E LE DIMISSIONI
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È vero che ha chiesto venti milioni di euro?«Assolutamente no. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto». Allora perché ha rifiutato? «Per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su… Così siamo andati su Andrea. Malagò sapeva tutto, l’abbiamo informato passo dopo passo».
Ma Pirlo non è un vincente.«Questa è una considerazione personale. Noi volevamo un allenatore giovane, che sposasse il progetto e avesse una carriera di alto livello. Tecnicamente quando parlo con Pirlo lo trovo preparatissimo. Accompagnato e sostenuto da un direttore tecnico e da un advisor, sarebbe stato l’allenatore ideale».
Non è una considerazione personale. Pirlo ha preso una Juve reduce da nove scudetti consecutivi, e l’ha portata al quarto posto. E anche altrove non ha fatto bene.«Che curriculum avevano gli ultimi due allenatori che hanno vinto il Mondiale, Scaloni e de la Fuente? Se si vede tutto legato all’allenatore che sta in panchina, si guarda all’oggi, mai al domani. E noi veniamo da tre mancate qualificazioni».
Quanto ha contato il legame di Pirlo con la società russa di scommesse?
«Questa cosa ha sicuramente contato. Noi non la sapevamo. L’opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c’era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l’allenatore della Nazionale».
È stato un pretesto?
«Direi di sì. Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa.
È una persona correttissima, non meritava questo clamore. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli legali».
È vero che avete proposto Thiago Motta? «No. I nomi erano quelli».
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