Per il rinnovo di Chivu è questione di ore?
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Marotta: “Sogno la Champions, Chivu merita il rinnovo! Bastoni penso rimarrà e cito 3 nomi”
"Più che di ore è un atto formale, non è un aspetto prioritario rispetto al programma che ci attende. Ha un contratto, lo allungheremo perché è giusto allungarlo. Ha dimostrato di essere non solo all'altezza della situazione, ma di essere uno degli allenatori emergenti in ambito nazionale. È giusto che abbia una gratificazione da parte della società, nell'allungamento e anche nella rivisitazione dell'aspetto economico".
L'ultima Champions vinta nel 2010: cosa è la Champions per lei oggi? Sogno, obiettivo, ossessione?
"Un sogno perché ho rispetto degli avversari. Un obiettivo come manager e come colui il quale deve dare obiettivi e input alla squadra. Noi ripartiremo con la stessa volontà di questi anni: vogliamo tornare in finale per la terza volta, spero tanto che i giocatori mi regalino questo trofeo dopo 4 finali perse (due alla Juve, ndr). Spero tanto di poterla alzare prima della pensione".

Dove nasce il soprannome Beppe?
"Mi chiamano Beppe da quando sono bambino, Beppe mi conoscono tutti. Mi chiamano ‘dire’ in società, perché per diventare direttore ho impiegato una vita, per presidente è bastata una firma. Per il mio status è più giusto ‘dire’".
Cosa rimane del Marotta bambino oggi?
"Oggi di me bambino c’è quella purezza di poter vivere emozioni che ti fanno sia gioire che rattristare. La gioia nasce da risultati sportivi o belle conoscenze nella vita, la parte triste dalle sconfitte o anche dalla fiducia che riponi in persona che non viene ripagata. Le mie ferite sono tutte rimarginate, ho una corazza davanti, uno scudo di fronte a situazioni non gradite".
C'è qualcosa lasciato a metà nella vita professionale o lavorativa?
"Tante cose, soprattutto negli affetti, nel poco tempo dedicato ai miei figli. Quando entri in questo mondo, è un vertice in cui vieni sempre coinvolto maggiormente. Per vincere serve tanto tempo e curare i particolari che sono fondamentali, se non li curi non vinci".

Che rapporto con voci, dietrologie, polemiche?
"All'inizio ero risentito, ora lascio scivolare i giudizi lesivi sulla mia immagine. Ho vinto parecchio io negli anni e subentra la cultura dell'invidia purtroppo nel nostro paese. Soprattutto in quel mondo digitale, valanghe di critiche e insulti, ci sono i leoni da testiera".
Il capolavoro della sua carriera?
"Alla Sampdoria rischiavamo la Serie C, averla portata in Champions dopo 9 anni è stata l'impresa più difficile. Mi rattrista oggi vedere una Sampdoria così conciata, meriterebbero una squadra di vertice i tifosi. Lo stadio è bellissimo, c'è il derby che è qualcosa di unico: auspico possa tornare presto in Serie A".
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