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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex attaccante dell'Inter Mehdi Taremi ha parlato dell'Iran al Mondiale e anche del club nerazzurro
Che messaggio volete lasciare come nazionale di calcio?
«Vogliamo trasmettere un messaggio di pace attraverso il nostro gioco e la nostra cultura, che è molto ricca. I media non la mostrano correttamente al mondo. Credo che il nostro popolo sia orgoglioso di noi, semplicemente per essere andati lì e aver giocato in queste circostanze. Adesso, dopo l’orgoglio, dobbiamo dare loro qualche gioia, quindi vincere le partite».
Passare il girone non è un’utopia, anzi: pensate di poter fare strada?
«Non andiamo troppo oltre. Nel nostro girone ogni partita sarà difficile. Squadre come il Belgio e l’Egitto hanno molta qualità ed esperienza, ma pure la Nuova Zelanda non va sottovalutata. Sappiamo che se faremo le cose per bene, ci giocheremo le nostre carte. E potremo ottenere un risultato positivo, anzi storico per il calcio iraniano».
Personalmente, come è andato quest’anno lontano dall’Italia?
«È stato un periodo positivo per me. All’Olympiacos ho vissuto una buona esperienza, abbiamo provato a vincere il titolo e fatto un buon girone di Champions. Anche se ho ormai 33 anni, penso di poter crescere ancora».
Dieci gol e 2 assist in campionato. In Champions League: 2 gol e 2 assist. Ad Atene ha decisamente fatto meglio che a Milano.
«Nel calcio non va tutto come vorremmo, gli infortuni fanno parte del gioco e io cerco di guardare avanti. Al di là di quanto abbia segnato e dei trofei mancati, l’Inter sarà sempre un club speciale per me, per tutto ciò che ho vissuto lì, per i compagni di squadra e per i tifosi».
Lei ha lasciato l’Inter dopo la finale di Monaco, con il cuore a pezzi: ha visto che in un anno la squadra è riuscita a ricostruirsi e a tornare a vincere?
«Certo, non ho mai smesso di seguire l’Inter e penso che le due coppe vinte siano meritate: sono ancora in contatto con molti di loro, li considero amici. A Milano ho trascorso una parte importante della mia carriera, ho ricordi unici. Abbiamo lottato su ogni fronte, ma purtroppo non abbiamo sollevato nemmeno un trofeo, ma la grande esperienza non me la toglie nessuno. E anche questo Mondiale, nonostante tutto, è un’esperienza unica che ricorderemo per tutta la vita».
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