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fcinter1908 news interviste Viviano: “Inter, che rimpianto: una cazzata fatta di pancia. Allenare? Sì, ma poi vedo Chivu…”

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Viviano: “Inter, che rimpianto: una cazzata fatta di pancia. Allenare? Sì, ma poi vedo Chivu…”

Andrea Della Sala Redattore 
Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex portiere Emiliano Viviano ha parlato del suo passato e anche del periodo all'Inter

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex portiere Emiliano Viviano ha parlato del suo passato e anche del periodo all'Inter:

Di sicuro non aveva come priorità una comunicazione conforme?

«Infatti ho avuto un feeling umano splendido con allenatori ai quali non serviva nemmeno dirle, le cose: Cosmi, Zenga, Mihajlovic. Io e Sinisa abbiamo anche litigato di brutto, ma durava trenta secondi, per lui avrei fatto qualsiasi cosa».

E con gli arbitri?

«Con i più duri, benissimo. Per un “Fai schifo” in B ho preso un rosso diretto, con Pairetto ho esagerato da bestia e lui ha fatto finta di niente. Ad alcuni facevo pure la supercazzola di “Amici miei”...».

A Brescia si è allenato con Baggio.

«Per me, fiorentino classe 1985, lui era religione. Beh, al mio primo allenamento da aggregato della Primavera si siede nel nostro spogliatoio per presentarsi e ci chiede: come va? Amici del mio quartiere mi dicevano: “Se lo vedi, saluta Baggio”. Frase fatta, pensavo: invece era tutta gente con cui Robi era andato a caccia».

E Guardiola?

«Avevo 17 anni e a fine allenamento mi chiese: “Ti va se ti tiro un po’ in porta?”. Intelligenza e sensibilità infinite: se tu oggi gli dici - che so - che tua figlia si è rotta una caviglia e lo incontri fra due anni, ti chiederà come sta tua figlia».

Arsenal, Sporting e Inter, ma senza giocare un minuto: il destino le ha rubato qualcosa?

«All’Arsenal c’era Wenger: mi aspettavo un rivoluzionario, come proposta era un tecnico normale, ma non giocai perché Szczesny fece un’annata pazzesca e c’era anche Fabianski. Allo Sporting fu una questione politica: mi scelse il presidente Bruno de Carvalho, chi arrivò al suo posto mi fece la guerra. Ogni allenatore che arrivava mi chiedeva: “Perché non giochi?”. “E che ne so?”. Me lo spiegò il quarto, Keizer: “C’è l’ordine di non convocarti”».

E l’Inter?

«Il mio unico vero rimpianto. Julio Cesar era al suo ultimo anno, ma feci di tutto per andarmene, contro il volere del club: non gli credevo. Una delle cazzate fatte di pancia di cui sopra».

Se ne riparlò sette anni dopo.

«Handanovic infortunato: feci le visite mediche e anche un allenamento, poi rimasi chiuso in un hotel ad aspettare a vuoto. Qualcuno disse volontà di Handanovic, altri di Conte: boh. Mi chiamò Piero Ausilio: “Vivio, non si fa”. E amen».

La cosa più folle fatta da calciatore?

«Io, Di Vaio e Portanova all’Unipol di Bologna per capire come far quadrare i conti e salvare il club. Poi a Parma - trasferta in giornata perché non ci sono soldi - Malesani ci fa: “Giochiamo questa e ci salutiamo: siamo falliti”. Invece nel riscaldamento vedo i nostri tifosi esultare: “Salvi, salvi”. Erano usciti i soldi».

Questa non è una follia...

«Ok. Non sono convocato per Everton-Arsenal e faccio serata. Solo alle due leggo un sms: “Fabianski è stato male: alle sei e mezzo ti viene a prendere un’auto”. Avevo bevuto più o meno mezza bottiglia di vodka, il mio amico proprietario del locale mi guarda: “E ora?”. “Ora portami altra vodka”. A casa all’alba, doccia, arrivo a Liverpool e Santi Cazorla mi dice: “Puzzi d’alcol che fai schifo”. In panchina ebbi quasi un attacco di panico: non ci vedevo. E mi ripetevo “Se devo entrare, ho chiuso la carriera”».

E un rimorso?

«L’espulsione a Pechino, Olimpiade 2008. Mirallas con una pallonata mi ha preso in un occhio e ho sbroccato, alla faccia dello spirito olimpico: non feci una bella figura».

Ha mai pensato di fare l’allenatore?

«Sì: mi appassiona la proposta, però poi vedo Chivu che in sei mesi è invecchiato vent’anni, mio fratello De Zerbi che sta 15 ore al giorno con la testa lì dentro: quel lavoro non si può fare a metà e a fine carriera certe cose non le sopportavo più. Però ho 40 anni: in futuro, chissà...».