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fcinter1908 news interviste Zamorano: “Esposito non può stare in panchina. Chivu fenomeno, Zanetti mi aveva detto…”

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Zamorano: “Esposito non può stare in panchina. Chivu fenomeno, Zanetti mi aveva detto…”

Zamorano: “Esposito non può stare in panchina. Chivu fenomeno, Zanetti mi aveva detto…” - immagine 1
L'ex attaccante dell'Inter non dimentica i suoi anni in nerazzurro: "Spero che possa vincere la Champions League"
Fabio Alampi Redattore 

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Ivan Zamorano e l'Inter, un legame che rimane fortissimo nonostante il passare del tempo. L'ex attaccante cileno ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport: "Il futuro dell'Italia? Pio Esposito, ma deve giocare. All'Inter è la terza punta. Uno così non puoi tenerlo in panchina. Pensi a come sono cambiati i tempi: oggi l'attaccante titolare degli Azzurri non gioca nel suo club…".

Un giudizio sulla stagione di Chivu?

"Un fenomeno: numero uno totale. Del resto, Zanetti me l'aveva detto a inizio stagione. "Ivan, Cristian è bravo e farà bene". Marotta, Ausilio e tutti quelli che sono lì hanno fatto un lavoro eccezionale con l'Inter. Abbiamo vinto lo scudetto dominando".

Cristian Chivu

"Abbiamo". Parla ancora al plurale quando nomina i nerazzurri?

"Certo. L'Inter è stata casa, famiglia, amici. Il presidente Moratti mi corteggiò come nessuno. Mi volevano Juve e Bayern, ma quando l'Inter mi presentò il progetto non ci pensai un secondo. Cinque anni favolosi".

Con la mitica 1+8 sulle spalle. Di chi fu l'idea?

"Di Mazzola. Era giusto che il 9 andasse a Ronaldo, un fenomeno e un amico. Veniva dal Mondiale del '98 e dalla finale persa con la Francia, oltre che dai vari problemi di salute. Non era di ottimo umore, quindi Sandro mi chiamò e mi chiese di cedergli la nove. "Per me va bene, ma io con che maglia gioco?", domandai. Così scegliemmo la via dell'unicità: scendere in campo con la numero 18 col segno "+". Ci volle un po' per ottenere i permessi, ma alla quinta o sesta partita riuscii a indossarla".

Ancora oggi è un simbolo del calcio di quegli anni. Cosa prova?

"Ne sono orgoglioso. All'inizio appiccicavo il "+" con l'adesivo, poi ci diedero le maglie giuste. Penso sia stata una delle più vendute in Italia. Ancora oggi, quando giro per Milano, la gente si ricorda".

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Momento più bello in nerazzurro?

"La Coppa Uefa del 1998: 3-0 alla Lazio. Segnai il primo gol, poi dopo ci pensarono Zanetti e Ronaldo, col famoso e iconico doppio passo a Marchegiani. Quell'anno lì eravamo fortissimi, più di tutti. Con Simoni si era creata un'alchimia unica. Ci mancò soltanto lo scudetto".

Pensa ancora al contatto tra Ronaldo-Iuliano in Juve-Inter?

"Ormai è andata, ma era rigore".

Un augurio per il prossimo anno?

"Spero che l'Inter possa vincere la Champions e vendicare la mazzata di Monaco. La squadra cresce stagione dopo stagione, bisogna puntare ancora più in alto e alzare l'asticella, puntando alla grande coppa".

Il giocatore che le piace di più?

"Impossibile non dire Lautaro, di nuovo capocannoniere. È un guerriero come me".