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Ivan Zamorano e l'Inter, un legame che rimane fortissimo nonostante il passare del tempo. L'ex attaccante cileno ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport: "Il futuro dell'Italia? Pio Esposito, ma deve giocare. All'Inter è la terza punta. Uno così non puoi tenerlo in panchina. Pensi a come sono cambiati i tempi: oggi l'attaccante titolare degli Azzurri non gioca nel suo club…".
Un giudizio sulla stagione di Chivu?
"Un fenomeno: numero uno totale. Del resto, Zanetti me l'aveva detto a inizio stagione. "Ivan, Cristian è bravo e farà bene". Marotta, Ausilio e tutti quelli che sono lì hanno fatto un lavoro eccezionale con l'Inter. Abbiamo vinto lo scudetto dominando".
"Abbiamo". Parla ancora al plurale quando nomina i nerazzurri?
"Certo. L'Inter è stata casa, famiglia, amici. Il presidente Moratti mi corteggiò come nessuno. Mi volevano Juve e Bayern, ma quando l'Inter mi presentò il progetto non ci pensai un secondo. Cinque anni favolosi".
Con la mitica 1+8 sulle spalle. Di chi fu l'idea?
"Di Mazzola. Era giusto che il 9 andasse a Ronaldo, un fenomeno e un amico. Veniva dal Mondiale del '98 e dalla finale persa con la Francia, oltre che dai vari problemi di salute. Non era di ottimo umore, quindi Sandro mi chiamò e mi chiese di cedergli la nove. "Per me va bene, ma io con che maglia gioco?", domandai. Così scegliemmo la via dell'unicità: scendere in campo con la numero 18 col segno "+". Ci volle un po' per ottenere i permessi, ma alla quinta o sesta partita riuscii a indossarla".
Ancora oggi è un simbolo del calcio di quegli anni. Cosa prova?
"Ne sono orgoglioso. All'inizio appiccicavo il "+" con l'adesivo, poi ci diedero le maglie giuste. Penso sia stata una delle più vendute in Italia. Ancora oggi, quando giro per Milano, la gente si ricorda".
Momento più bello in nerazzurro?
"La Coppa Uefa del 1998: 3-0 alla Lazio. Segnai il primo gol, poi dopo ci pensarono Zanetti e Ronaldo, col famoso e iconico doppio passo a Marchegiani. Quell'anno lì eravamo fortissimi, più di tutti. Con Simoni si era creata un'alchimia unica. Ci mancò soltanto lo scudetto".
Pensa ancora al contatto tra Ronaldo-Iuliano in Juve-Inter?
"Ormai è andata, ma era rigore".
Un augurio per il prossimo anno?
"Spero che l'Inter possa vincere la Champions e vendicare la mazzata di Monaco. La squadra cresce stagione dopo stagione, bisogna puntare ancora più in alto e alzare l'asticella, puntando alla grande coppa".
Il giocatore che le piace di più?
"Impossibile non dire Lautaro, di nuovo capocannoniere. È un guerriero come me".
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