L'ex attaccante cileno crede nella forza della formazione nerazzurra: "Squadra pronta per raccogliere quello che ha seminato"
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Il cammino dell'Inter in Champions League comincia dalla Spagna, dalla sfida contro il Real Madrid. Una partita sempre speciale per uno come Ivan Zamorano, che nel corso della sua carriera ha indossato le maglie di entrambe le squadre. L'ex attaccante cileno ne ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport: "Real Madrid-Inter è la mia partita preferita, la mia storia davanti agli occhi".
Zamorano, partiamo dall'Inter: ha la forza per tornare stabilmente tra le grandi d'Europa?
"Quella forza, quella spinta, io nell'Inter la vedo sempre. La vedevo anche prima della rimonta al Napoli. È quel qualcosa di speciale che negli ultimi anni le ha permesso di giocare grandi Champions. L'anno scorso è stato un incidente ormai dimenticato, anzi credo che questa squadra sia stata costruita ancora meglio, con una rosa profonda e acquisti importanti. Sono curioso di vedere i nuovi inglesi, magari qualcuno già al Bernabeu. Penso che l'Inter sia pronta per raccogliere tutto quello che ha seminato, non solo in Italia ma anche in Europa".
Sarà questo Real-Inter a dirci fin dove può arrivare?
"Il Real è il termometro perfetto per qualsiasi ambizione di qualsiasi club. Non dico che l'Inter debba necessariamente vincere ma, se riesce ad affrontare Mourinho alla pari, senza snaturarsi e conservando uno stile offensivo, può capire di poter fare un grande percorso in Champions. Sarà difficilissimo, ma l'Inter può competere con chiunque. Anche con questo super Real, che considero una delle principali candidate alla Champions per profondità della rosa, soluzioni offensive e… l'effetto Mou".
La rimonta contro il Napoli non rischia di aver tolto troppe energie?
"No, perché questa straordinaria prova di forza fa solo bene. La storia dell'Inter è piena di grandi rimonte e io lo so bene: ad esempio, nell'anno della Coppa Uefa vinta nel 1998 capitò anche a noi al ritorno contro lo Strasburgo. Rimontare in una sola partita è ancora più difficile, soprattutto contro un avversario forte come il Napoli, ma era proprio ciò che serviva prima di affrontare il Real. L'Inter doveva mandare due messaggi: uno al campionato, e lo ha fatto, adesso ne serve uno all'Europa. E poi quando al Bernabeu vogliono giocare tutti, appena entri sparisce la stanchezza".
Cosa le piace di più di quest'Inter di Chivu?
"Lo spirito che ha creato l'allenatore. Sembrano tutti pronti a sacrificarsi l'uno per l'altro. Contro il Napoli ho visto Jones, l'ultimo arrivato, andare subito da Lautaro, il capitano, a consolarlo dopo l'ammonizione che aveva preso per proteste: non so se ci avete fatto caso, ma è stato un gesto significativo. Corrono tutti, si spendono tutti. C'è un forte senso di squadra e, se non ce l'hai, non puoi raggiungere certi obiettivi".
E dei singoli chi prende?
"Io mi tengo l'attacco, può essere protagonista contro il Real. Lautaro e Thuram sono nati per giocare insieme, si completano alla perfezione e hanno ormai la maturità necessaria per portare l'Inter a vincere anche in Europa. Pio Esposito, invece, è il futuro. In Italia dovete avere pazienza, senza pretendere che segni subito in tutte le partite. Deve giocare con continuità, ma bisogna dargli il tempo e gli spazi giusti. Ha accanto Lautaro e Chivu, due maestri perfetti, per questo sono convinto che darà soddisfazioni a tutti i livelli".
Dell'allenatore, invece, cosa la convince?
"La coerenza. L'identità. Questa è l'Inter degli interisti: Chivu conosce questa maglia e la onora ogni giorno. E poi ha una filosofia offensiva, senza paura di rischiare".
Chivu è anche un uomo del Triplete. Curioso che in questo ritorno al Bernabeu trovi Mourinho dall'altra parte.
"Ogni volta che l'Inter tornerà al Bernabeu, non solo stavolta perché c'è Mou, sentirà qualcosa di speciale. È uno stadio unico, senza paragoni, ma per un interista sarà sempre anche lo stadio della Champions del 2010. Stavolta, poi, la presenza di José aggiunge qualcosa. Sarà una notte molto emozionante, anche perché l'Inter è un club particolarmente sentimentale: tiene tantissimo alla propria storia e alla propria tradizione".
Lei che c'è passato, cosa proverà Dumfries al fischio di inizio?
"Io ho fatto il viaggio al contrario, ho segnato nel famoso Inter-Real di Champions a San Siro che vincemmo con la doppietta di Baggio: che notte indimenticabile. Uno come Dumfries, che ha fatto così bene all'Inter, è pronto anche per il salto al Real. È abituato ad assumersi responsabilità, a migliorarsi continuamente: lo abbiamo visto crescere tantissimo nella tecnica a Milano. La critica con lui sarà dura, ma con il tempo farà bene. Per il resto, per Denzel sarà una partita speciale, ma non mi sembra proprio il tipo da lasciarsi travolgere dalle emozioni".
E lei sarà emozionato? E per chi tiferà?
"Intanto non capita a tutti di poter dire di aver giocato in due club così grandi. È qualcosa di eccezionale. Quando vado in giro per Madrid, dove oggi vivo, la gente ricorda ancora perfettamente certi gol di quegli anni e, quando torno a Milano, succede lo stesso. Ne parlo spesso anche con il mio amico Javier Zanetti, con cui ricordiamo i nostri tempi. Visto che mi riconosco nel Dna di entrambi i club, direi che per stavolta può bastare un pareggio".
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