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fcinter1908 news interviste Zanotti: “Non ero pronto per l’Inter, non c’è rammarico. Con Inzaghi e Chivu…”

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Zanotti: “Non ero pronto per l’Inter, non c’è rammarico. Con Inzaghi e Chivu…”

Zanotti: “Non ero pronto per l’Inter, non c’è rammarico. Con Inzaghi e Chivu…” - immagine 1
Il terzino destro del Lugano, cresciuto nel settore giovanile nerazzurro, ha ripercorso il suo cammino fino in Prima Squadra
Fabio Alampi Redattore 

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Mattia Zanotti, prodotto del settore giovanile dell'Inter e oggi punto di forza del Lugano, ha ricordato la sua esperienza in nerazzurro nel corso di un'intervista concessa a gianlucadimarzio.com: "Sono un giocatore del Lugano e qui sto bene, tra poche settimane rientreremo dalle vacanze per le qualificazioni alla Conference League. Vivrò il mercato con grande serenità: se ci sarà la possibilità di uno step in avanti lo valuteremo, ma non darò peso alle voci. La scorsa estate l'ho vissuta male: ero poco abituato a leggere di me in giro e mi sono creato troppe aspettative. Poi ad agosto, nel periodo clou, mi sono fatto male ed è stata una bella botta: mi ha stroncato il sogno. Ora sono più tranquillo, ho l'esperienza giusta e penserò solo al campo.

[...] Volevo uscire del tutto dalla mia zona di comfort e sono andato in Svizzera tedesca. All'inizio faticavo a capire le indicazioni dell'allenatore o le opinioni della gente, ma forse era meglio così. Uscivo dall'Inter, dove devi sempre vincere: qui si vive con meno pressione. [...] A Lugano ho debuttato nelle competizioni europee, in un ambiente che mi ha messo in condizione di crescere. Consiglierei a tutti i giovani un'esperienza all'estero: ti cambia la prospettiva".

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"Nella stagione 2022/23 abbiamo vinto Coppa Italia e Supercoppa, ma non le sento mie e penso sia giusto così: cercavo solo di dare una mano a quei campioni e di imparare da loro. Arrivare in prima squadra all'Inter è il top del top. L'esordio è stato il regalo più grande e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza: ho capito quanto è alto il livello da raggiungere per giocare stabilmente in quel contesto. Inzaghi? Un allenatore fortissimo, mi ha dato tanta fiducia e non era scontato. Non fa distinzioni tra un giovane e un calciatore della prima squadra. Ho bei ricordi di lui, mi ha fatto vivere un anno intero con loro.

Mi sono ritrovato in unno spogliatoio di campioni ma molto accogliente verso i giovani. Pretendevano da tutti il cento per cento: ricordo che Handanovic, Acerbi e Dzeko erano ossi duri. Se ti richiamano calciatori del genere, li ascolti. Lo fanno per farti crescere, da fratelli maggiori. Poi allenarmi con Perisic e Dimarco è stato come andare a scuola: cerchi di rubare ogni singolo dettaglio. E ho avuto due grandi maestri e riferimenti in Darmian e D'Ambrosio, italiani e terzini come me".

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"Chivu? Tatticamente è forte, ma per me eccelle davvero nella parte umana. È riuscito a fare così bene quest'anno perché nel rapporto con i calciatori è bravissimo. Sa capire i momenti e ha sempre una parola giusta per tutti. Mi ha aiutato molto quando mi alternavo, giocando poco, tra Primavera e prima squadra: "Mattia, sono con te, stai tranquillo". Aveva sempre una parola di sostegno. L'Inter? Quando sei con loro sogni di rimanerci per sempre, ma - ne sono consapevole - non ero ancora pronto per l'Inter. Dovevo fare uno o due gradini per arrivare a quel livello lì. Anche oggi non sarei pronto a starci: sono un calciatore che vuole giocare sempre e in un club così grande non potrei farlo ancora. Il sogno di restare c'era, ma non c'è rammarico".