Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, il giornalista Stefano Agresti ha parlato del momento negativo dell'Inter di Chivu

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Agresti: “Inter ha perso serenità, diventa ansiosa. Un giocatore è l’emblema del periodo nero”
Il vantaggio c’è ancora, ed è ancora bello ampio: sei punti sul Milan, sette sul Napoli. Se la questione fosse solo numerica, insomma, l’Inter avrebbe sempre in mano — e saldamente — lo scudetto, anche dopo il pareggio di Firenze. Il problema è che Chivu ha perso la sua squadra, quella che — tra un derby e l’altro — era stata capace di vincere quattordici partite su quindici, scavando un solco profondo (e apparentemente irrecuperabile) con tutte le rivali. Quell’Inter, l’Inter vera, o comunque l’Inter migliore, non esiste più: in tre giornate i nerazzurri hanno conquistato due punti; il Napoli gliene ha recuperati sette, il Milan quattro . La formazione di Chivu ha perso la serenità, diventa ansiosa, contro Atalanta e Fiorentina si è fatta raggiungere dopo essere andata in vantaggio. Manca Lautaro, e non è un’assenza da poco: senza di lui vengono meno gol, personalità, cattiveria. Ma l’Inter è comunque piena di campioni e ottimi calciatori: com’è possibile che sia andata così in difficoltà? E — soprattutto — riuscirà a venirne fuori prima di rovinare tutto? Di sicuro molti giocatori danno segnali inquietanti: Thuram, Bonny, Sommer, Acerbi, Luis Henrique, Bastoni già prima del caso Kalulu e dell’infortunio. L’emblema del periodo nero è Barella, che a Firenze ha finalmente giocato una partita alla Barella — l’assist, la corsa, la sostanza, insomma una gara positiva — ma ha rovinato tutto con l’errore che ha portato i viola al pareggio. Nell’ultimo lustro l’Inter ha già buttato un paio di scudetti che sentiva suoi: uno se l’è preso Pioli, l’altro Conte. Occorre che riparta in fretta affinché quei disastri non si ripetano.
E meno male che c’è Esposito. In questa crisi, il ragazzino sembra il più maturo: tiene il campo e il pallone, c’è nei momenti decisivi. Ha segnato con l’Atalanta, lo ha fatto anche a Firenze: prodezze sprecate. È stata bellissima — forse perfino più del gol — la girata con cui è andato vicino al 2-1 nel recupero: un colpo da grande centravanti, ma anche da calciatore con gli attributi, di quelli che sono presenti a se stessi nei momenti importanti; De Gea ha dovuto fare un mezzo miracolo per arginarlo. Pio dà speranze anche a Gattuso: Rino in queste ore ha mille preoccupazioni, il ragazzone può rassicurarlo almeno un po’.
Il pari dell’Inter — e le prossime gare impegnative che attendono i nerazzurri con Roma e Como — dà consistenza alle speranze di rimonta del Milan e del Napoli. Che però a Pasquetta, quando riprenderà il campionato, si affronteranno al Maradona. Più che uno scontro diretto, sarà uno spareggio: chi vincerà avrà la possibilità di inseguire il sogno, la squadra sconfitta sarà fuori dai giochi. Con il pareggio, a vincere sarà l’Inter.
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