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Agresti: “Inter ha perso serenità, diventa ansiosa. Un giocatore è l’emblema del periodo nero”

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Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, il giornalista Stefano Agresti ha parlato del momento negativo dell'Inter di Chivu
Andrea Della Sala Redattore 

Sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, il giornalista Stefano Agresti ha parlato del momento negativo dell'Inter di Chivu

Il vantaggio c’è ancora, ed è ancora bello ampio: sei punti sul Milan, sette sul Napoli. Se la questione fosse solo numerica, insomma, l’Inter avrebbe sempre in mano — e saldamente — lo scudetto, anche dopo il pareggio di Firenze. Il problema è che Chivu ha perso la sua squadra, quella che — tra un derby e l’altro — era stata capace di vincere quattordici partite su quindici, scavando un solco profondo (e apparentemente irrecuperabile) con tutte le rivali. Quell’Inter, l’Inter vera, o comunque l’Inter migliore, non esiste più: in tre giornate i nerazzurri hanno conquistato due punti; il Napoli gliene ha recuperati sette, il Milan quattro . La formazione di Chivu ha perso la serenità, diventa ansiosa, contro Atalanta e Fiorentina si è fatta raggiungere dopo essere andata in vantaggio. Manca Lautaro, e non è un’assenza da poco: senza di lui vengono meno gol, personalità, cattiveria. Ma l’Inter è comunque piena di campioni e ottimi calciatori: com’è possibile che sia andata così in difficoltà? E — soprattutto — riuscirà a venirne fuori prima di rovinare tutto? Di sicuro molti giocatori danno segnali inquietanti: Thuram, Bonny, Sommer, Acerbi, Luis Henrique, Bastoni già prima del caso Kalulu e dell’infortunio. L’emblema del periodo nero è Barella, che a Firenze ha finalmente giocato una partita alla Barella — l’assist, la corsa, la sostanza, insomma una gara positiva — ma ha rovinato tutto con l’errore che ha portato i viola al pareggio. Nell’ultimo lustro l’Inter ha già buttato un paio di scudetti che sentiva suoi: uno se l’è preso Pioli, l’altro Conte. Occorre che riparta in fretta affinché quei disastri non si ripetano.

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E meno male che c’è Esposito. In questa crisi, il ragazzino sembra il più maturo: tiene il campo e il pallone, c’è nei momenti decisivi. Ha segnato con l’Atalanta, lo ha fatto anche a Firenze: prodezze sprecate. È stata bellissima — forse perfino più del gol — la girata con cui è andato vicino al 2-1 nel recupero: un colpo da grande centravanti, ma anche da calciatore con gli attributi, di quelli che sono presenti a se stessi nei momenti importanti; De Gea ha dovuto fare un mezzo miracolo per arginarlo. Pio dà speranze anche a Gattuso: Rino in queste ore ha mille preoccupazioni, il ragazzone può rassicurarlo almeno un po’.

Il pari dell’Inter — e le prossime gare impegnative che attendono i nerazzurri con Roma e Como — dà consistenza alle speranze di rimonta del Milan e del Napoli. Che però a Pasquetta, quando riprenderà il campionato, si affronteranno al Maradona. Più che uno scontro diretto, sarà uno spareggio: chi vincerà avrà la possibilità di inseguire il sogno, la squadra sconfitta sarà fuori dai giochi. Con il pareggio, a vincere sarà l’Inter.