ANDATA
—"La seconda scena è stata girata al Maradona. Stavolta Conte ha discusso animatamente con Lautaro, suo ex centravanti dei tempi dell’Inter, che lo ha insultato senza filtri. Ma il dopo-partita è stato ancora più acceso perché il presidente Marotta si è lamentato dell’arbitraggio e Conte ha risposto alla sua maniera, tirando in ballo anche Chivu: «Io non chiamerei papà per difendermi, so farlo da solo. Non avrei mai permesso a un dirigente di intervenire su questioni di campo». Chivu, interpellato sulle frasi del collega, ha spostato il focus: «Non verrò mai qui a fare polemica. Voglio contribuire a cambiare la mentalità del calcio italiano che cerca sempre lo scontro e la protesta. Continuerò, anche se resterò da solo». Gli stuzzichini mediatici sono continuati nelle ultime settimane. Ma di fronte alle affermazioni di Conte sulla superiorità dell’Inter, da molti interpretate come provocatorie, Chivu ha voluto spegnere il dibattito: «Non mi interessa quello che dice lui».
STILI
—"Stili diversi, insomma, nella comunicazione. Muscolare Antonio, rilassante Chivu. Ma anche nella gestione delle squadre le filosofie sembrano distanti. Chivu cambia l’Inter spesso negli uomini - soltanto tra Atalanta e Bologna, con una pausa di sette giorni tra una partita e l’altra, ha confermato la stessa formazione - ma non ha mai stravolto il copione strategico, che disegnato su un tablet ricalca il 3-5-2 di inzaghiana memoria. E così ha ideato la prima fuga scattando a +3 sul Milan. Conte invece è stato costretto dagli infortuni a modificare più volte la disposizione degli scacchi: ha cominciato dal 4-1-4-1, con McTominay largo a sinistra, è passato al 4-3-3 quando ha perso De Bruyne e infine al 3-4-2-1 dopo l’incidente di Anguissa. L’evoluzione, che ha esaltato in particolare Neres, ha generato il Napoli della Supercoppa, vincente con Politano largo a destra e Di Lorenzo centrale difensivo".
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