"L’impresa e l’orgoglio rimangono: chiamato dal Parma a febbraio, dopo l’esonero di Pecchia, Chivu non ha tentennato, pur riconoscendo il brusio del rischio: se sbaglio, mi brucio. Ma non ha sbagliato: nelle sue 13 partite al timone ha battuto il Bologna, ha straziato la Juventus e ha imposto il pareggio sia all’Inter che al Napoli, le duellanti per lo scudetto. Eppure non sono stati soltanto i risultati ad attirare l’attenzione, come ha riconosciuto l’erede Cuesta. Quel Parma non aveva solo la determinazione dei cacciatori affamati di punti, sfoggiava invece personalità e qualità. Chivu avrebbe infatti potuto scegliere altre avventure - aveva diverse offerte sul piatto - ma ha preferito essere leale con se stesso. Solo l’Inter poteva modificare il suo tracciato. E così stasera spera di essere accolto come un buon amico, perché in poche settimane si era legato al tessuto della città: i ristoranti, i caffè, le passeggiate. È difficile biasimare un uomo che ha ceduto alla tentazione del cuore: nessun vigile dell’etica potrà mai contestargli l’inversione a U sull’autostrada", aggiunge Gazzetta.
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