Da un parte l'allievo, Cristian Chivu, dall'altra il maestro, Luciano Spalletti. Sabato si affronteranno in Inter-Juve due allenatori con alle spalle un percorso completamente diverso.

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Chivu-Spalletti, due mondi lontani. Il pragmatismo dell’interista, l’identità del bianconero
SPALLETTI
—"Su Spalletti c’è poco da aggiungere dopo una lunga carriera nella quale le sue squadre hanno sempre avuto un’identità: un tecnico non comune, che non si nasconde, che nel bene e nel male vuole lasciare un’impronta anche rischiando. «Si vede che è una squadra di Spalletti» non è una frase fatta. Quasi più bello che vincente, come d’altra parte Gasp, ma vincere non può essere l’unico metro. Parafrasando la categoria di esemplari della savana, Spalletti è uno dei “big five” italiani con Allegri, Conte, Gasperini e Mancini, in rigoroso ordine alfabetico. Il momento storico in cui ha preso la Nazionale suggerisce trattarsi più di allenatore che di ct, chissà una decina d’anni fa... La sua Juve, nei momenti migliori, è la più bella dai tempi dell’Allegri-1", spiega La Gazzetta dello Sport.
CHIVU
—"Di Chivu, invece, sarebbe minimo presuntuoso valutare adesso pregi, difetti e caratteristiche. Però la partenza sembra da grande tecnico: ha preso una squadra fatta e finita, si dirà, ma forse qualcuno dimentica che dopo il Psg il ciclo nerazzurro per tutti era morto e sepolto. Poteva succedere come al Napoli post-Spalletti: l’implosione. Invece Chivu ha quasi migliorato l’Inter. Con idee, gestione, psicologia. Non solo: nelle giovanili aveva sempre giocato a quattro, in estate era il 4-3-2-1 il “suo” sistema. Il Mondiale gli ha suggerito di non allontanarsi troppo da Inzaghi, oggi modello ideale più prossimo".
"Un pragmatismo che — ecco il punto di contatto — potrebbe avvicinare i due. Spalletti ha idee e principi non negoziabili, possesso mai stucchevole, atteggiamento offensivo, pressione alta, movimentismo in campo, ma non è ideologico: se non ha il 9 lo inventa (Totti), se gli serve un 10 atipico lo crea (Perrotta, McKennie), se la linea a quattro non convince non è uno scandalo cambiare a tre (Italia). Senza mai rinunciare al bel gioco. Anche con la Nazionale: tra il brutto Europeo e la Norvegia, contro la quale avrebbero perso tutti, è caduto presto nell’oblio il gruppo di Nations segnato da cinque splendide partite, prima della fatal Francia a San Siro. Chivu sta aggiornando il copione inzaghiano con più velocità di esecuzione, meno rotazioni in mezzo e una difesa più alta. Differenze più spiccate nell’inizio della carriera (una decina d’anni di gavetta per Spalletti, l’Inter dopo pochi mesi al Parma per Chivu) e nel carattere. Su questo punto difficilmente le distanze saranno colmate: il “maestro” non s’è mai fatto problemi ad andare allo scontro, e poi ama filosofeggiare e usare metafore creative, ma il distillato delle sue parole è sempre densissimo. Pochi stanno affrontando con filosofia e toni bassissimi e concilianti qualsiasi situazione, anche quelle negative, come fa l’“allievo”, a meno che età e vita non ne induriscano il carattere", aggiunge Gazzetta.
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