L'Inter di Chivu si è distinta fin qui come la squadra che sa sfruttare al meglio i calci piazzati, frutto del lavoro maniacale in allenamento. I nerazzurri proveranno a colpire il Milan utilizzando questo fattore importante.

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Inter, Chivu ha un’arma segreta da sfruttare: “Ad Appiano Lab tutto studiato nei dettagli”
"In questa macchina infernale chiamata Inter, i pericoli arrivano da ogni dove: terra e aria, centro e periferia. Cristian Chivu ha imposto un dominio feroce al campionato, trovando sempre la maniera di segnare e usando un sano gusto per la teatralità. Lo schema da palla inattiva, recitato a memoria come su un palcoscenico d’onore, è il migliore amico dei nerazzurri. Finora ha risolto problemi, ha sbrogliato sul finire le partite con più nodi, ha semplificato certe altre serate già all’inizio. Il recente esempio più lucido è la sfida contro il Lecce, l’ultima trasferta prima di quella di domenica contro il Diavolo. La matassa in Salento si stava complicando, il rischio di tornare con un pugno di mosche era reale, poi l’Inter ha piazzato due reti nell’ultimo quarto d’ora. Una di piede di Mkhitaryan e una di testa di Akanji: entrambe dopo il solito calcio d’angolo, tagliente come carta vetrata, di Dimarco, il migliore specialista su piazza. Così sono arrivati altri tre punti in provincia ed è stata salvata la media ingorda contro le medio piccole: in fondo, è bastato innescare la solita arma da fermo", ricorda La Gazzetta dello Sport.
"Ma nulla è casuale in questi luoghi, ad Appiano Lab esiste una squadra di studiosi che approfondisce il tema con maniacalità: immagina nuove soluzioni e schemi, prova a “massimizzare” le caratteristiche dei saltatori e dei battitori, che nella rosa di Chivu abbondano, e soprattutto ispeziona i coni d’ombra dei rivali in certe situazioni tattiche. La conseguenza sta in questi numeri che urlano alla vigilia del derby: non c’è squadra, infatti, che sfrutti i corner meglio dei nerazzurri in Italia. Da angolo diretto (o da sviluppo immediato dell’angolo...) sono arrivate quindici reti. Se poi si guarda a ciò che accade dall’altro lato del Naviglio, si scopre che il Milan ne ha realizzate appena sei. Non bastasse, quella di Allegri è la formazione che in percentuale ha subito più gol da calcio da fermo: si viaggia al 50%, 10 su 20. Unendo i puntini, si capisce perché domani potrebbe diventare un fattore squilibrante".
"Il variegato mondo delle palle inattive comprende anche i rigori, e i nerazzurri ne hanno realizzati 5 come i cugini (l’unico errore di Calha è caduto proprio nel derby di andata: destino beffardo) e uno sullo sviluppo di rimessa laterale. L’elemento su cui lo staff può incidere di più, però, è sempre il caro vecchio corner: è lì che si concentra l’analisi interista, delegata da Chivu ad Angelo Palombo, suo fedele scudiero già a Parma. Con lui, all’intero staff di match analyst guidati da Filippo Lorenzon, un passato in Nazionale e unico ad abilitarsi con il massimo dei voti al Master Uefa Pro del 2023. Delle tante opere riuscite in stagione, la loro Gioconda è il tiro al volo di Zielinski in casa del Verona: non è solo il capolavoro polacco, è che in quel caso il lavoro del team ha dato i frutti. Ad Appiano avevano intravisto una magagna dell’Hellas, abituato a difendere con sei uomini sulla prima linea, due sulla seconda e altri due al limite dell’area in ogni corner. Il trucco allora era stato “attrarre” quest’ultima coppia vicino alla zona di battuta di Calha, costringendola a marcare i rivali ben lontano dall’area X rimasta sguarnita: lì la tecnica di Zielinski ha fatto il resto. In Salento, invece, Micki e Akanji erano appollaiati in precise zone di battuta sempre su mandato del pool di Chivu. Anche in questo caso erano state individuate criticità nella difesa a zona leccese: accettava il rischio dell’inferiorità numerica proprio nel punto in cui si è posizionato l’armeno. Va da sé che, nonostante quei marcantoni di Bisseck e Bastoni abbiano timbrato in area, sia sempre Lautaro il più cinico a finalizzare: ha gioito 4 volte dopo palle inattive. La vera differenza, però, è nella grana fina dei battitori: Calha e Barella hanno calciato 5 angoli poi diventati reti, mentre i restanti 10 sono stati affari di Dimarco (6 da destra e 4 da sinistra: con Federico non si pende da un solo lato). Alla fine dei giochi, si torna sempre allo stesso punto: la bocca dell’inferno si apre in quel sinistro", chiude Gazzetta.
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