Il capitano dell'Inter, Lautaro Martinez, è il migliore in campo per distacco contro il Bologna. Una prestazione sublime condita dall'ennesimo gol

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Lautaro in versione Terminator. Condizione fisica in crescita verticale, si trasforma in una furia
"L’ultima volta che l’Inter ha incrociato il fatal Bologna, con un vento tagliente dal deserto ma niente in confronto al gelo che riesce a contenere San Siro, il guerriero inizialmente riposava. Nella semifinale di Riad era partito dalla panchina. Da subentrato, aveva poi segnato il suo rigore prima del tiro al piccione dei compagni. Per questo, forse, quella sconfitta saudita era andata particolarmente di traverso a Lautaro Martinez che, sedici giorni dopo, quando ha riascoltato lo stesso accento emiliano, si è trasformato in una furia. Ben oltre l’assist brillante a Zielinski e la testata del 2-0, l’argentino si è prodotto in un esercizio sublime di fatica e qualità. Cuore e anima. Ha corso su ogni pallone, segno di una condizione fisica in crescita verticale, ha pressato il nemico come chiede il generale in panchina e, quando ha avuto l’attrezzo tra i piedi, ha coordinato le operazioni anche lontano dalla porta", analizza La Gazzetta dello Sport.
"Certo, è stato anche il simbolo dell’immenso spreco della serata. Una partita dominata quasi in ogni centimetro, non poteva certo finire “solo” 3-1, eppure al momento decisivo la mira di tanti si è inceppata, come da tradizione. Anche quella del capitano, che un paio di volte almeno ha misurato i riflessi di Ravaglia e, in un’altra occasione, la più facile, ha stampato il pallone sulla traversa. Certo, nessun nerazzurro venuto a inaugurare l’anno a San Siro potrebbe mai lamentarsi degli errori dell’argentino: con tanta generosità sparsa per il campo, si rischia di perdere un po’ di lucidità. Chi riusciva a tirare via le mani dalle tasche, le ha spellate a furia di applaudire, quando il Toro ha lasciato il posto a Pio. Prima, lo stesso capitano aveva abbracciato il gemello Thuram, in rete di petto/spalla e con successiva esultanza forsennata".
"Di gol in gol, sempre da capocannoniere (ha allungato su Pulisic distante due centri), è già arrivato a quota 10 solo in Serie A: siamo alla settima doppia cifra consecutiva, superando due mancini leggendari come Vieri e Boninsegna fermi a sei. Solo Altobelli (otto), Pepin Meazza e Benito “Veleno” Lorenzi (nove entrambi) contano più campionati diversi con almeno 10 reti: considerando questa voglia di stare tra i miti nerazzurri, nessun obiettivo gli è ormai precluso. Quest’anno, dopo l’inizio titubante e una certa preferenza europea (4 gol in Champions), Lautaro ha trovato continuità pure in questi luoghi: è la quinta partita di fila in A in cui la rovescia in porta, l’ultima volta gli era successo tra dicembre 2023 e gennaio 2024. Tra l’altro, proprio questo mese, con il suo freddo pungente, sembra ispirarlo nelle imprese: il rosario degli ultimi gennaio dice 6 reti nel 2023, 5 nel 2024, addirittura 8 nel 2025, in questo nascente 2026 ha fatto centro al primo colpo. Con numeri così, anche il dolore si sente meno: ieri gli hanno steccato un dito per un pestone di Heggem, oggi farà una radiografia, non sembra una frattura. «Fa male, ma vado a casa contento perché ho vinto...», ha concluso l’argentino versione Terminator", aggiunge Gazzetta.
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