Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano, ha commentato così quanto accaduto a Gianluca Rocchi in merito all'inchiesta sul mondo arbitrale
VIDEO / Rocchi contestato a Carrara con insulti e banconote sventolate in faccia
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Tra le pagine dell'edizione odierna del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano, ha commentato così quanto accaduto a Gianluca Rocchi in merito all'inchiesta sul mondo arbitrale: "Dal 1992 sono finiti in cella ventiquattromila innocenti. Persone a cui lo Stato ha devoluto 630 milioni di euro a parziale risarcimento per il calvario subìto e chiesto scusa con colpevole ritardo. Persone a cui la vita è stata stravolta da un giorno all’altro e la cui reputazione, va da sé, non è mai più tornata quella di prima. La calunnia è un venticello, lo sputtanamento uno tsunami. Dopo Gino Girolimoni, Giuseppe Gulotta, Domenico Morrone, Lelio Luttazzi e Enzo Tortora, per l’inferno della diffamazione gratuita è passato anche Gianluca Rocchi. Non impariamo dagli errori commessi perché l’errore, come spiegava magistralmente Volontè in “Sbatti il mostro in prima pagina” di Bellocchio, è voluto: «Goebbels diceva nei suoi diari che le masse sono molto più primitive di quanto possiamo immaginare. La propaganda deve essere quindi essenzialmente semplice, basata sulla tecnica della ripetizione, tecnica peraltro modernissima e già propagata dalle agenzie americane. Unique selling proposition, unica proposta di vendita». Il film è del 1972.
Sono passati, invano, cinquantaquattro anni e siamo ancora lì. Prima diamo in pasto il junk food, poi, se ci va, consigliamo una visita dal medico. Che la giustizia italiana abbia raggiunto abissi patologici ce lo conferma l’ennesima piccola storia ignobile proveniente dalla cronache. dal medico. I Pm che si occupano del caso Rocchi, come era ampiamente prevedile intuendo l’assurdità dell’assunto, hanno chiesto l’archiviazione. La procura di Milano ha valutato che non ci fossero gli elementi per rinviare a giudizio, un professionista che dal 24 aprile, a poche ore dalla celebrazione della Liberazione – il destino si concede una battuta da stand up comedy – vive l’incubo dello sputtanamento globale, della perdita d’immagine e del ruolo, del lavoro. Una vergogna che si aggiunge ad altri scempi, ma che l’accumulazione quotidiana di casi simili, non rende meno nauseante. Fin dal primo giorno questo giornale ha assunto una posizione innocentista, ancor prima che garantista, derivata da una lunga conoscenza diretta di Rocchi.
Ne ho percepito la disperazione, il disincanto, il dolore chi si trova in un angolo, ripetutamente percosso, senza poter reagire. Qualcuno, forse in malafede, ha vissuto la sua immediata autosospensione come una sorta di ammissione di colpa quando invece è stata esclusivamente un atto di responsabilità. C’è che ne ha approfittato - una parte del mondo arbitrale- perché la situazione era propizia e qualcun altro - al peggio non c’è mai fine - ha addirittura provato a spingerlo ancora più a fondo. Risultato: Rocchi forse ha capito con chi aveva avuto a che fare, ma non ha vinto. La camicia si è macchiata e non basterà mandarla in tintoria. C’è qualcuno che almeno, in un impeto di dignità, vuole offrirsi di pagare il conto?".
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