Non volere in campo un determinato arbitro ed escluderlo non è prova di alterazione dell'incontro, alla base dovrebbe esserci un accordo sulla designazione
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"Non si evince alcun sistema strutturato per incidere sulla regolarità degli incontri e nemmeno contatti diretti e intercettati tra l'allora designatore ed esponenti dell'Inter. Non da tutte le quattro partite oggetto di indagine, è la conclusione degli inquirenti, sarebbero emerse pressioni per le designazioni e anche qualora si fossero verificate non avrebbero avuto le caratteristiche necessarie per configurare il reato di frode sportiva". Lo scrive oggi Il Messaggero, che fa il punto in merito all'inchiesta sul mondo arbitrale dopo l'archiviazione richiesta dalla procura.
Ecco cosa risulta al quotidiano: "Punto di riferimento è la sentenza della Cassazione su Calciopoli, che stabilisce come requisito minimo «l'astratta idoneità» a condizionare la gara. In tre episodi su quattro, ossia Inter-Milan semifinale di Coppa Italia del 23 aprile 2025, Inter-Verona del 3 maggio successivo e Torino-Inter del 26 aprile 2026, l'ipotesi era che le scelte di Rocchi sarebbero state condizionate in relazione al mancato gradimento dei nerazzurri su alcuni arbitri (Doveri, Sozza, Mariani).
Ma non volere in campo un determinato arbitro ed escluderlo non è prova di alterazione dell'incontro, alla base dovrebbe esserci un accordo sulla designazione finalizzato a incidere sulla partita. Inoltre non c'è mai un contatto diretto con figure del club e in Torino-Inter affidata a Mariani, per i pm, non sarebbero state documentate nemmeno interferenze".
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