Antonio Conte, con l'Inter sotto 0-2, ha scelto di adoperare la carota e non il bastone per motivare l'Inter verso la rimonta

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VIDEO / Conte: "Noi su più tavoli. Quando uno ha fame deve sedersi e mangiare"

A volte serve il bastone, a volte è più utile la carota. E la scelta, nei momenti cruciali, fa tutta la differenza del mondo. E' quello che deve aver pensato Antonio Conte prima di avviarsi nello spogliatoio all'intervallo di Inter-Milan.

Divorarsi i suoi giocatori, in piena confusione, oppure motivarli con una strategia diversa e per certi versi inaspettata? Il tecnico nerazzurro ha scelto la seconda via, con risultati straordinari.

"Antonio Conte ha dipinto la risalita. Ha scelto i colori giusti, le pennellata andava via leggera. Sì, leggera. Non si pensi a toni troppo alti, a discorsi duri nei confronti della squadra. Non era quello il modo e il momento di andare a fondo, davanti a giocatori già di loro provati da uno dei primi tempi peggiori della stagione. È una strategia psicologica razionale.

Conte, le sue squadre volano in primavera

La strigliata è in genere molto più necessaria - come accadde nell’intervallo di Dortmund, per esempio - quando il risultato è positivo e i giocatori corrono il rischio di sedersi, di pensare che il più è fatto. Due sere fa in quei 900 secondi Conte ha prima usato l’ironia, motivando la reazione di Lukaku e compagni. Come? Chiedendo a tutti, nel bel mezzo di uno spogliatoio silenzioso, se davvero il secondo tempo sarebbe proseguito sulla stessa linea del primo. Della serie, parola più parola meno: dobbiamo andare avanti così? Se sì, vediamo quanti altri gol incasseremo", ha raccontato la Gazzetta dello Sport.

La frase che ha cambiato tutto

"Poi Conte ha ricaricato le pile dei giocatori. E questa è stata la parte più motivazionale. Il tecnico ha ricordato a tutti i 19 punti di distacco in classifica tra le due squadre. Ha quindi sottolineato la differenza di rendimento, provando a sminuire i meriti rossoneri. L’obiettivo - riuscito - era quello di convincere i giocatori di essere più forti dei singoli avversari che avevano di fronte. E che dunque nessuno avrebbe dovuto aver paura di tentare una giocata individuale".

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