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Prof. Bava: “Conti? Vince la Juve, ma di corto muso. L’Inter coi parametri 0…”

Alessandro Cosattini Redattore 
Le parole del professore ordinario in Economia Aziendale presso l’Università di Torino, nonché dottore commercialista e revisore contabile

Fabrizio Bava, professore ordinario in Economia Aziendale presso l’Università di Torino, nonché dottore commercialista e revisore contabile, parla a Tuttosport verso Inter-Juventus di domenica. «Se sul campo c’è in palio lo scudetto, però, la sfida dei bilanci vale una posizione di rincalzo, perché i numeri in questo caso non sono particolarmente rosei».

Professor Fabrizio Bava, nella sua recente pubblicazione “Come leggere i bilanci del calcio” propone un confronto tra i conti delle big italiane negli ultimi anni: chi vince, dunque, tra Inter e Juventus?

«Intanto mi preme fare una premessa, forse scontata ma doverosa. Se per qualsivoglia impresa un bilancio rigoglioso è sinonimo di successo, nel calcio l’obiettivo primario è la vittoria dei trofei. I conti, in qualche modo, vengono dopo, anche se di recente l’attenzione agli equilibri finanziari è cresciuta. A sfogliare i bilanci 2023, per esempio, il Milan vincerebbe il confronto con le altre grandi d’Italia a mani basse, ma sul campo non si era nemmeno qualificato per la Champions League in corso…». 

Veniamo al derby d’Italia dei conti: quali parametri vedono la Juventus primeggiare sull’Inter?

«I ricavi totali, innanzitutto. Quelli dei bianconeri sono superiori, al pari delle singole voci relative a merchandising, pubblicità e sponsorizzazioni. In particolare, poi, l’ultimo bilancio ha visto il record storico, pari a 280 milioni, dei cosiddetti ricavi “strutturali”, ovvero quelli al di fuori dei diritti televisivi, che dipendono in scarsa misura dall’operato del club, e del player trading, poco prevedibile e variabile di stagione in stagione. L’Inter, invece, prevale nei proventi da stadio». 


Quali sono, invece, le voci favorevoli ai nerazzurri?

«Partirei dai costi, dato che l’Inter è qualche passo avanti nel processo di spending review che entrambi i club stanno attuando. A fronte di un monte ingaggi attualmente simile, alla luce dell’imprevista riduzione del costo di Pogba per la Juventus, i nerazzurri vantano però un ammontare di ammortamenti dei cartellini più basso e sono già allineati al valore a regime del 70% nello “squad cost” richiesto dall’Uefa. La politica degli acquisti a parametro zero del club milanese ha portato benefici, insomma, mentre i bianconeri stanno migliorando il parametro attraverso la strategia dei prolungamenti di contratto che stanno portando avanti da mesi». 

Uno dei temi più attuali è quello relativo alla situazione debitoria: qual è lo scenario su questo versante?

«Entrambe le società sono troppo indebitate, ma il livello di indebitamento finanziario rapportato ai ricavi è superiore per l’Inter. Così come molto più elevati sono gli interessi passivi dei nerazzurri. A Milano, poi, le maggiori preoccupazioni in questo momento riguardano le incertezze intorno alla proprietà, chiamata entro breve a restituire l’ormai famoso prestito per il quale era stato dato in pegno il club». 

Stiamo dimenticando qualche area degna di nota all’interno del bilancio?

«Un confronto completo non può prescindere dagli investimenti extra calcio, in cui la Juventus solo nell’ultima stagione ha riversato oltre 47 milioni di euro: senza tali investimenti, naturalmente, l’indebitamento finanziario sarebbe inferiore. I torinesi, oltre a presentare un patrimonio netto qualitativamente superiore, grazie ad asset come lo stadio di proprietà e i recenti investimenti immobiliari, vantano anche un saldo quantitativamente migliore. Sappiamo, però, che a settembre presentavano perdite di gestione che hanno richiesto un aumento di capitale sociale di 200 milioni…». 

Un espediente cui l’Inter non è dovuta ricorrere?

«Al contrario. Nelle ultime otto stagioni le due società, ma anche lo stesso Milan se vogliamo ampliare il campo d’indagine, hanno avuto bisogno di un sostegno da parte della proprietà mediamente intorno ai 100 milioni di euro l’anno, così da poter ripristinare il patrimonio netto continuamente assorbito dalle perdite di gestione». 

Ma, quindi, chi la vince questa sfida dei bilanci?

«Direi la Juventus, valutando tutti i parametri. Ma, per utilizzare un’espressione cara ad Allegri, soltanto di corto muso. La realtà è che, come ho segnalato anche nelle conclusioni del mio libro, “la strada verso il raggiungimento di una sostenibilità finanziaria senza pregiudicare la competitività sportiva è ancora in salita”. Si tratta di un obiettivo ambizioso e impegnativo, anche più che vincere uno scudetto». 


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