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Getty Images
Si può essere d’accordo o meno sulla scelta dell’Inter di non presentarsi davanti ai microfoni dopo il disastro arbitrale di ieri pomeriggio, ma a patto di non fraintendere le motivazioni che hanno portato a tale decisione. Il club non ha neanche per un attimo provato a minimizzare quanto accaduto. Questo deve essere chiaro. La schiuma alla bocca c’è eccome, alimentata dalla stizza per i deliri a cui tutti hanno assistito nei mesi sulla presunta manipolazione del campionato.
La dirigenza, dopo un rapido confronto interno, ha voluto percorrere però la via del silenzio prevalentemente per due fattori: i rischi che a livello disciplinare e nervoso avrebbero comportato sfoghi che non sarebbero stati di certo leggeri, ma anche la certezza che ai vertici della classe arbitrale fosse già arrivato chiaro e forte il messaggio di rabbia e dispiacere per la lettura di due episodi che hanno indirizzato oggettivamente la partita con l’Atalanta. L’occasione per condividere il disappunto era arrivata subito dopo il triplice fischio. Già nella pancia di San Siro, alla presenza di due stretti collaboratori di Rocchi. Che tra l'altro, secondo quanto appreso, hanno ammesso che alla squadra di Chivu sia mancato almeno un rigore.
All’Inter non resta che augurarsi che la sensazione di déjà-vu con la scorsa stagione resti tale. Il rigore negato per fallo subito da Bisseck nella gara con la Roma ebbe un peso specifico enorme sulla lotta scudetto. Il rischio che gli episodi di ieri, così come quello del rigore negato per il tocco di braccio di Ricci nel derby, indirizzino nuovamente il campionato, al netto della flessione dei nerazzurri e delle assenze, esiste. Va frenato con direzioni di gara all’altezza.
Prim’ancora con designazioni all’altezza. Perché tanto per cominciare sarebbe stato opportuno evitare di mandare davanti al monitor un arbitro dismesso dalla CAN, nel 2023, per motivate ragioni tecniche. Perché a Lissone, a differenza ad esempio di quanto accaduto con Bastoni in Inter-Juventus, avrebbero potuto senza ombra di dubbio aggiustare le cose. Questo rende tremendamente più grave il doppio errore di ieri rispetto a quello del derby d’Italia. Chissà però se l’eco sarà anche lontanamente paragonabile. Dipenderà da quanta voglia avrà stavolta il circo mediatico.
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