La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale continua a trasformarsi in un caso politico, mediatico e calcistico
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La scelta del nuovo ct dell'Italia continua a trasformarsi in un caso politico, mediatico e calcistico. Dopo settimane di nomi, suggestioni e candidature più o meno concrete, Ivan Zazzaroni ha affidato ai social una riflessione molto dura sul modo in cui è stata raccontata e gestita la corsa alla panchina azzurra.
Il direttore del Corriere dello Sport parte da un’autocritica netta al mondo dell’informazione: “Non abbiamo fatto i giornalisti, ma i tifosi. Pro e contro”.
Il quadro istituzionale è noto: Giovanni Malagò, nuovo presidente della Figc, sta lavorando con Paolo Maldini e Leonardo per arrivare a una decisione sul prossimo ct. Maldini è stato nominato direttore tecnico e presidente del Club Italia, mentre Leonardo è stato inserito come advisor in una fase delicatissima per il calcio italiano.
Zazzaroni, però, ricostruisce la vicenda come una sequenza di spinte contrapposte: “Malagó aveva scelto Mancini ma non andava bene ai club che spingevano Conte, sostenuti dai loro giornali”. Il riferimento è alla candidatura dell’ex ct campione d’Europa, considerato per giorni uno dei favoriti, e a quella di Antonio Conte, nome forte ma evidentemente divisivo.
Poi, secondo Zazzaroni, è arrivata la grande suggestione internazionale: “È stata la volta dell’illusione Guardiola, tanto fumo negli occhi, mai cercato”. Il nome dell’ex tecnico del Manchester City è circolato come possibile colpo ad effetto, ma lo stesso Malagò aveva invitato alla prudenza parlando di profilo ancora tutto da verificare.
Nel frattempo, scrive ancora Zazzaroni, si sarebbero moltiplicate “le candidature di carta e da social orecchianti: Pioli, Montella, Ranieri, Palladino, ottimi professionisti mai chiamati”. Un elenco che, nella sua lettura, racconta più la fame di nomi del dibattito pubblico che una reale trattativa della Federazione con quei tecnici.
Il passaggio più politico riguarda l’ingresso operativo di Maldini e Leonardo nella scelta del ct. “L’ingresso di Maldini e Leonardo, spinti dalla Lega e da un club, e la loro preferenza per Pirlo hanno messo in crisi Malagò”, scrive Zazzaroni. Anche le ricostruzioni di mercato raccontano infatti di Andrea Pirlo come profilo gradito alla nuova area tecnica, accanto ai nomi di Mancini e Conte.
Per Zazzaroni, il risultato è un paradosso: “Siamo così arrivati a quasi un mese per individuare il ct, il ruolo meno importante per questo calcio in crisi”. Una frase provocatoria, che ridimensiona il peso del selezionatore rispetto ai problemi strutturali del movimento italiano, reduce da anni di risultati deludenti e da una nuova crisi tecnica della Nazionale.
La domanda finale del direttore è tutta interna agli equilibri Figc: “Potrà Malagò andare contro il duo e portare Mancini? E, nel caso, come reagirebbe la coppia?”. Il riferimento è al possibile braccio di ferro tra la scelta originaria del presidente federale e l’indicazione tecnica di Maldini e Leonardo.
La chiusura è amara: “Povera Italia...”.
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