"Scriviamo queste righe con il cuore gonfio d'orgoglio, ma con le mani che tremano per la rabbia e l'amarezza", l'inizio della nota della Curva Nord

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NON ABBATTERE SAN SIRO

Inutile negare che quanto accaduto ci abbia fatto gelare il sangue. Per alcuni momenti, durante il confronto tra noi, abbiamo persino valutato di rinunciare alla coreografia prevista. Probabilmente sarebbe stata una reazione comprensibile: quando senti che il significato più profondo di ciò che stai preparando viene messo in discussione, la tentazione di lasciar perdere è forte. Dopo un lungo confronto, però, abbiamo preso una decisione diversa. Abbiamo scelto di mettere da parte l'orgoglio per concentrarci su ciò che riteniamo più importante: la difesa della nostra casa. Da questo momento, scendiamo in prima linea, con una posizione netta e inequivocabile, contro la demolizione della Scala del Calcio. Premessa: non siamo analisti finanziari né esperti di bilanci societari. Siamo tifosi, ragazzi cresciuti tra questi gradoni, siamo parte della storia dell'FC Internazionale e sentiamo la responsabilità di difendere un patrimonio che va ben oltre il calcio.

Non pretendiamo di conoscere ogni interesse che ruota attorno al progetto del nuovo stadio. Ma abbiamo il diritto di porre domande, di chiedere trasparenza e di domandarci se il valore economico di una nuova operazione immobiliare debba prevalere sulla conservazione di un luogo così profondamente legato alla storia di Milano. Ci viene prospettato un futuro fatto di modernità, nuove strutture e grandi investimenti. Ma quale spazio viene lasciato alla memoria? Quale peso viene dato ai sentimenti di chi, da generazioni, considera San Siro una seconda casa? E perché la demolizione dovrebbe essere l'unica strada percorribile, prima ancora di aver dato alla città la possibilità di conoscere e valutare seriamente le alternative? Un nuovo stadio potrà essere costruito. Potrà essere più moderno, più comodo, forse più redditizio. Ma nessun progetto potrà restituirci ciò che verrebbe cancellato insieme al Meazza.

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Sappiamo che questa è una battaglia difficile, chiaramente impari. Dall'altra parte ci sono interessi economici enormi, progetti complessi e decisioni che sembrano già avviate. Ma la difficoltà non può diventare una condanna alla rassegnazione. E il fatto che una scelta sia conveniente per qualcuno non significa che sia necessariamente la migliore per tutti noi. Che sia chiaro a tutti, ora e per sempre: il sostegno a chi scende in campo con la nostra maglia è sacro e intoccabile. Il nostro tifo, la nostra voce e la nostra spinta ai ragazzi non verranno mai meno. Questa non è, e non sarà mai, una battaglia contro l'Inter. Non è una battaglia contro la squadra, il mister o chi indossa la casacca nerazzurra. È una battaglia per difendere la storia che ci unisce all'Inter, la nostra casa e il diritto di esprimere un'opinione anche quando non coincide con quella della società.

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