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Il risveglio in casa nerazzurra non ha soltanto il semplice rammarico dell’occasione sciupata. La delusione che si respira in casa Inter è ovviamente legata al settimo derby di fila non vinto, che tra l’altro regala un sussulto a un campionato che altrimenti sarebbe già finito. Ha ragione fino a un certo punto Chivu quando dice che i 90 minuti di ieri sera per certi aspetti sono simili a quelli dell’andata. Il gol subito praticamente al primo tiro in porta è un tratto che li accomuna, certo. Per il resto la gara di ieri ha mostrato però una capolista lontana dalla sua miglior versione. Partendo dall’approccio, decisamente non all’altezza dell’impegno. Evidentemente la serie di risultati non positivi nella stracittadina ha avuto un peso. Così come le assenze, di cui forse alla vigilia non si era sottolineata troppo l’importanza.
L’Inter si è ritrovata ad affrontare l’impegno che avrebbe potuto chiudere il campionato senza i due attaccanti titolari, oltre al faro del centrocampo e all’uomo più incisivo della scorsa stagione. Quattro pilastri in meno avrebbero fatto vacillare qualsiasi costruzione, anche la più solida. C’è chi al posto di Chivu avrebbe costruito campagne mediatiche per indirizzare i focus alla vigilia. Cosa che invece legittimamente l’allenatore nerazzurro ha deciso di non fare. Non ha voluto dare alibi alla squadra.
Lo stesso è capitato anche ieri sera al triplice fischio. Nella pancia del Meazza il tecnico avrebbe invece avuto quantomeno da recriminare su un episodio dubbio e che avrebbe potuto dare un altro finale alla partita. Il tocco col braccio di Ricci ha ricordato sinistramente quello di Bisseck contro la Lazio, costato praticamente un campionato all'Inter meno di un anno fa. Chivu però ha preferito concentrarsi su altro. Chi non aveva perso tempo per attaccare l’allenatore dell'Inter e tacciarlo di incoerenza qualche settimana fa ora non è stato altrettanto solerte nel sottolinearlo. Anche qui viene da chiedersi cosa sarebbe successo se quel rigore fosse stato negato a un avversaria dell’Inter. Il circo mediatico non avrebbe di certo perso tempo, statene pur certi.
La scelta di Chivu è però saggia se contestualizzata nell’ottica di mettere la squadra davanti alle proprie responsabilità. L’Inter ha ancora un margine enorme da poter gestire a dieci partite dalla fine del campionato. I presupposti per chiudere al meglio la stagione ci sono tutti, basta soltanto ripetere quanto già fatto in stagione: i nerazzurri hanno sempre dimostrato di potersi rialzare e assorbire in fretta delusioni cocenti come quella di ieri.
Ciò che si chiede a questa squadra, non è dunque nulla che non abbia già dimostrato di poter fare. Dovesse riprendere subito il percorso, e i presupposti ci sono tutti affinché ciò accada, quella di ieri sarebbe catalogata a fine anno come la classica sconfitta da incidente di percorso e senza conseguenze. Anche perché, malgrado proveranno a convincervi del contrario, a maggio l’unica cosa che peserà davvero sarà il numero di trofei che arriveranno in Viale della Liberazione. Lo scudetto, insieme magari alla Coppa Italia, e nient’altro. In nessun modo il trend contro le big influirà eventualmente sul giudizio stagionale. Non risulta affatto, del resto, che in Federazione stiano pensando a un nuovo premio da assegnare. Fake news: la coppa scontri diretti non troverà spazio in nessuna bacheca.
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