L’allenatore moderno di una big accetta l’incarico con la piena consapevolezza di essere uno strumento narrativo, un pulsante di reset da premere quando le cose si mettono male, un sacrificio che permette a tutti gli altri di vagheggiare la svolta. Non si possono cambiare i proprietari e non si può vendere un’intera rosa. Quindi lo scopo dell’allenatore è essenzialmente quello di non essere licenziato: sa di essere responsabile di cose di cui non lo è del tutto, di essere immediatamente sacrificabile e di fornire l’illusione di una soluzione semplice dove non ce n’è. Il licenziamento fa parte del piano di carriera e del pacchetto retributivo: si viene strapagati per accettare di risultare i responsabili unici di colpe collettive. In sintesi, la struttura del calcio moderno trasforma l’allenatore in un bene di rapido consumo, azzerabile per proteggere il valore del club (la proprietà) e l’investimento sugli asset a lungo termine (i giocatori).
fcinter1908 ultimora Zazzaroni: “Giochisti vs risultatisti? Cazzata abnorme. Ma alcuni ex calciatori ora guru…”
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