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Zazzaroni: “Inter eccezione con due finali ma questa è la verità sul flop del calcio italiano”

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Nell'edizione odierna del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano, ha parlato così della crisi del calcio italiano in Europa
Marco Astori
Marco Astori Redattore 

Tra le pagine dell'edizione odierna del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano, ha parlato così della crisi del calcio italiano in Europa: "Finalmente una buona notizia dopo i 6 gol presi dall’Atalanta col Bayern, gli 8 dalla Juve col Galatasaray, i 5 dall’Inter col Bod ø e i 6 dal Napoli col Psv, e in tutto fanno 25. Finalmente una buona notizia, dicevo: ai quarti di finale dell’Europa League porteremo sicuramente un’italiana (...). Temo peraltro che sarà l’unica superstite del nostro campionato poiché la Fiorentina non sembra intenzionata a trascurare la salvezza per una Conference qualsiasi.

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L’italian floppone non può più sorprendere: siamo pur sempre quelli che hanno saltato due edizioni di fila dei Mondiali e a fine mese rischiano di realizzare il triplete della vergogna. L’eccezione, in Champions, è stata l’Inter di Inzaghi che nelle ultime tre stagioni s’è guadagnata due finali, l’ultima volta prendendone 5 dal Psg: noi le cose le facciamo perbene o non le facciamo affatto. C’è chi sostiene che la colpa sia di quelli che raccontano male il calcio, i maledetti giornalisti sostenitori della difesa-e-contropiede, gli amici della storia e nemici della modernità: di calcio possono parlare tutti, perfino gli ex calciatori. La verità è purtroppo un’altra: avendo finito da tempo i denari, ci siamo rifugiati nelle idee (non tutti). Ma le idee fanno pochi gol.

Siamo stesi come dei manifesti. E senza i milioni non si comprano i campioni stranieri, senza i campioni stranieri non si vincono le coppe, senza la programmazione non si formano i talenti italiani, senza una passione morattiana, o berlusconiana, i proprietari non investono nella qualità: oggi quando se ne ritrovano un po’ in casa la rivendono a caro prezzo. Queste cose le scriviamo da anni, inutilmente: volete mettere il peso delle parole, delle riflessioni e degli allarmi con quello dei bilanci fallimentari, dei debiti?  Ci sono soltanto due mezzi per pagare i debiti: sforzandosi di aumentare i ricavi, sforzandosi di diminuire le spese. Le nostre squadre, in assenza di facili ricavi, stanno limitando le spese e lo spettacolo ne risulta fortemente impoverito.

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PS che mi scoppia dentro. Quando si parla della crisi della Nazionale e del calcio italiano, che non produce un campione dal 16 maggio 2004, ci si dimentica che nel 2010 a guidare gli azzurri c’era Lippi e nel 2014 Prandelli, autentiche eccellenze. Cosa voglio dire? Che continuare a raccontare alla gente che sono i maghi della panchina a determinare la qualità del gioco e i successi è una fandonia inammissibile: gli allenatori, per fare risultato fuori dai confini, hanno bisogno dei campioni. Quando poi sento o leggo che che “il Bayern ha dato una lezione all’Atalanta” mi si rizzano i tanti capelli che ho in testa: in panchina Kompany aveva 10 giocatori tutti più forti dei 10 titolari di Palladino. Le lezioni (di logica) si imparano soltanto a scuola. Studiando l’italiano in senso lato".