A casa mia piove e non sono andato al mare.

Niente pinne sotto il tavolo, niente castelli di sabbia, che pure avrebbero avuto attinenza con il momento nerazzurro.

E quando pure il clima è da gita domenicale e l’Inter tiene viva la fiamma del falò, la chitarra risulta scordata e il canto un po’ stonato. Qualche voce fuori dal coro mi tiene giusto compagnia, fa da contorno ad un arrosto che è saporito ma un po’ indigesto, tale e quale alla partita che sto guardando.

Un pasto frugale, un gesto automatico, di sopravvivenza.

La pancia brontola ma la coscienza mi sconsiglia di tuffarmi a mare, di buttarmi a bomba sulla squadra come molti fanno da mesi provando pure un sottile piacere nello scoprire che il fondo è vicino e il sedere dolente.

Guardo la classifica come fosse un menù e nel contare i soldi nel portafoglio scopro che con un briciolo di fegato in più (non quello bello dei vari Gervasoni, Giacomelli e Celi nel dispensare o togliere rigori sempre in una sola direzione) ci saremmo potuti permettere pure il dessert. CONTINUA A LEGGERE

0eba3d5233850648c8e72834f46b6666-04107-46d0d2d6a80d48706aa3d793de24ca67.jpeg

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti